Asl di Genova: al via un corso sulle diete “veg” per medici e infermieri

Un progetto che fornirà agli operatori sanitari le giuste informazioni sulle diete vegetali, per difendere la nostra salute e l’ambiente

“Alimentazione ecosostenibile a base vegetale e recupero del cibo della tradizione”: questo è il titolo del progetto formativo promosso da Asl 3 Liguria in collaborazione con la Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana (SSNV). Un incontro che si terrà giovedì 4 maggio e che coinvolgerà 80 professionisti del settore tra cui medici, dietisti e infermieri. A questi verranno forniti, come si legge sul programma dell’evento, “gli strumenti necessari a orientare la popolazione verso una più corretta alimentazione senza essere sviati o confusi da integralismi ideologici che poco hanno a che vedere con una visione scientifica delle esigenze nutrizionali e delle conseguenze di inadeguati consumi alimentari”. Insomma, il progetto ha lo scopo di istruire gli operatori sanitari sulle diete a base vegetale, nell’ottica di un cambiamento delle scelte alimentari della popolazione.

Negli ultimi 50 anni, sempre secondo quanto riportato sull’opuscolo, abbiamo infatti assistito “a un forte incremento dell’alimentazione a base animale (carne, pesce, latticini). L’industria agroalimentare e la distribuzione si sono adeguate alle richieste del mercato, aumentando la produzione e determinando, di conseguenza, inquinamento, degrado ambientale ed eccesso di apporto calorico-proteico“.

Italia: troppa carne per la salute e l’ambiente

troppa carne

Secondo le linee guida suggerite dall’AICR (American Institute for Cancer Research) bisognerebbe consumare al massimo 500 g di carne alla settimana per la prevenzione dei tumori. Ma nel nostro paese, secondo il rapporto Coop 2016, ne consumiamo quasi il triplo: la media, infatti, è di 210 g al giorno. Dati allarmanti sia rispetto alle direttive dell’AICR, sia per quanto riguarda l’impatto ambientale: bisogna ricordare, infatti, che una bistecca da 300 g “costa” 4650 litri di acqua, contro i 1700 richiesti per produrre mezzo chilo di riso. A tutto questo vanno aggiunti lo sfruttamento del suolo e l’inquinamento atmosferico causati dagli allevamenti intensivi.

Dieta vegetale, manca una corretta informazione

Sebbene le direttive sulla prevenzione del cancro siano chiare, sembra che nel nostro paese non siano rispettate, nemmeno dalle strutture ospedaliere: abbiamo visto, infatti, come nel nostro paese i malati di tumore mangino troppa carne negli ospedali, molta di più della quantità massima suggerita dall’OMS. A questo va aggiunta l’informazione approssimativa sulle diete vegetali fornita al pubblico dalla televisione: programmi tv come “Porta a Porta” o “La vita in diretta” forniscono quasi sempre dati sbagliati o incompleti, presentando i vegani come persone fuori dal mondo, pronte al “sacrificio” per una causa vana e superflua.

Porta a Porta

Ma la diffidenza verso lo stile alimentare “veg” arriva anche dal mondo della medicina: secondo il dottor Mario Berveglieri, ciò accade perché “attorno a questo tipo di alimentazione gravita un certo pregiudizio, dovuto soprattutto alla mancata conoscenza delle posizioni scientifiche aggiornate e della letteratura più recente (anche se “recente” significa comunque elaborata almeno 40 anni fa). Anche la scarsa dimestichezza con la dieta vegan – continua – e i cibi che ne fanno parte potrebbero essere un motivo nascosto dietro a questa paura, nonostante si tratti comunque dei cibi che dovrebbero comporre il 90% dell’alimentazione di tutti”. È anche vero, però, che ultimamente è possibile riscontrare un cambio di posizione a favore della dieta vegana: pensiamo, per esempio, all’ambulatorio milanese dedicato a mamme e bimbi “veg”  o ai progetti rivolti direttamente al personale specializzato, come quello della Asl genovese o della Asl di Monza.

Sì alle diete vegetariane e vegane: la posizione della Academy of Nutrition and Dietetics 2016

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