Latte di mandorla – VIDEO

Il latte di mandorla è una bevanda vegetale prodotta essenzialmente in Sicilia e oggi diffusa in tutta la penisola. È un prodotto tipico italiano, ideale in molte preparazioni

Latte di mandorle

Si chiama latte di mandorla l’infuso freddo ottenuto mescolando acqua con un composto formato da 2/3 di mandorle finemente tritate e 1/3 di zucchero. Si tratta di una bevanda prodotta essenzialmente in Sicilia, diffusasi poi anche in altre regioni come Calabria, Basilicata, Campania e Puglia e oggi facilmente reperibile in molti banchi dei supermercati, biologici e non.

Proprietà

Il latte di mandorla è da tempo usato come eccipiente nei medicinali, ossia come sostanza che facilita la loro assunzione. È considerato un blando lassativo, buono in caso di coliti o cistiti e utile in caso di tosse persistente. Non può, naturalmente, sostituire i medicinali tradizionali.

Latte di mandorla fatto in casa: la ricetta

Come tutte le bevande vegetali, anche il latte di mandorle può essere preparato in casa con una ricetta facilissima.

Usi in cucina

Ottimo da solo, a colazione o merenda al posto di quello vaccino, il latte di mandorla trova anche molteplici usi in cucina, in tante ricette deliziose: da provare, per esempio, nel nostro budino alla vaniglia oppure nei biscotti all’arancia candita e cardamomo. In generale, comunque, può essere impiegato in qualsiasi preparazione dolce in alternativa o insieme ad altre bevande vegetali; qualche esempio? È perfetto per preparare torte, muffinsmoothies e frullati, gelati e dolci al cucchiaio. Se non zuccherato, si può utilizzare anche nelle ricette salate per preparare dressing per l’insalata, creme e salse, che manterranno comunque una lieve nota dolce.

Curiosità

Questa bevanda dolce e dissetante era preparata già in epoca medievale all’interno dei monasteri e veniva utilizzata specialmente in Quaresima durante i giorni di digiuno. Il latte di mandorle, nella cucina cristiana e musulmana, si è rivelato inoltre un ottimo sostitutivo del latte vaccino o di quello ovino poiché deperiva in tempi più lunghi e non doveva essere necessariamente trasformato in formaggio come i primi due.

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