“Vegano” è una parola che non dovremmo più usare?

Una riflessione scaturita dal mondo dei social e non solo: davvero dobbiamo evitare di dire e spiegare cosa significa essere vegani?

Una recente copertina del settimanale di cucina dalla redazione di Corriere della Sera, Cook, è stata dedicata all’alimentazione vegan. L’invito è a cucinare semplicemente e soprattutto, cito, «evitando di essere troppo integralisti».

Questa frase mi ha fatto riflettere. La sensazione che mi pervade sempre di più è che la cultura vegana nella sua interezza, con il suo carico di ricette ma soprattutto con la sua storia secolare, legata a riflessioni che iniziano con Plutarco e hanno la loro «consacrazione» con Donald Watson inventore del termine nel 1944, si stia annacquando in mezzo alla paura di non essere accettati da un sistema che non tollera ascoltare per esteso alcuni dati di fatto, come, per esempio, quello che per mangiare la carne o i prodotti da essa derivati un animale, anzi, miliardi di animali devono necessariamente morire e lo fanno in modi decisamente molto poco politically correct. 

Eppure anche la parola «vegano» viene evitata sempre di più sulle copertine dei libri, nei programmi di cucina, nei video degli influencer, nei menu dei ristoranti. La riflessione è questa ed è tale, ossia rimane una domanda aperta alla quale mi piacerebbe deste anche la vostra risposta ([email protected]). Edulcorare, alleggerire, usare perifrasi per dire che non si mangiano animali è un buon viatico per allargare il cerchio di questa necessaria scelta alimentare e culturale, oppure si tratta solo di un modo per scavare una nicchia accettata e accettabile da un sistema (editoriale, alimentare, commerciale) che in ogni caso considera il vegan un semplice esempio di estremismo ma che può essere – passatemi il termine – «addomesticato»?

Non mi sono ancora data una risposta, lo ammetto, e noi stessi, qualche anno fa, modificammo il nostro sotto testata passando dalla parola incriminata alla perifrasi «100% vegetale» anche se continuiamo ad usarla per tutto il resto, dai titoli delle ricette, ai nostri libri, schierandoci apertamente contro lo specismo e cercando di fare informazione su questo tema in ogni occasione.

Il timore che l’edulcorazione non sia la strada che potrà davvero provare a cambiare radicalmente le cose, però, mi rimane sottopelle. Aspetto di sapere che cosa ne pensate anche voi. 


Questo è l’editoriale del numero #17 di Vegolosi MAG, la nostra rivista digitale mensile di cucina e cultura… vegan 🙂

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