UE: “No, non diminuirà la produzione di carne”. La risposta della Commissione agricoltura

In una nota resa pubblica, ecco la non-strategia dell’Europa che dimentica che cosa significhi New Green Deal.

“Un colpo al cerchio e uno alla botte” è l’espressione che spiega meglio la strategia (anzi l’assenza di strategia) dell’Unione Europea sul tema dei consumi di carne e sulla produzione zootecnica, seconda fonte di inquinamento al mondo.

La risposta della Commissione all’interrogazione

Lo scorso 8 Febbraio l’onorevole Hermann Tertsch della Commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, ha inviato alcune domande alla sua stessa commissione sul tema della produzione di carne e sulla ventilata possibilità di scoraggiarne il consumo all’interno della strategia europea Farm to Fork. Eccole:

  • “La Commissione intende ridurre il consumo di carne come obiettivo della strategia Farm to Fork?
  •  La Commissione ritiene che un’ipotetica riduzione della nostra capacità di produrre carne e di sostituirla con importazioni da paesi terzi, sarebbe coerente con gli obiettivi del Green Deal?
  • Quali strumenti intende utilizzare la Commissione per combattere le fake news e la disinformazione sul settore zootecnico?”

Le risposte della Commissione

È stato l’onorevole Janusz Czesław Wojciechowski, commissario per l’agricoltura, a rispondere in una breve nota riportata dall’agenzia di informazione europea sul proprio sito:

  • Non sono stati fissati traguardi o obiettivi specifici nella strategia Farm to Fork in relazione al consumo di carne. L’orientamento preso, seguendo le linee guida dietetiche e nutrizionali, non esclude il consumo di carne, ma consiglia di consumare meno carni rosse e lavorate nell’ambito di una dieta equilibrata.
  • La Commissione non ha in programma di fissare obiettivi per ridurre la popolazione animale di interesse zootecnico dell’Ue di una percentuale specifica durante un periodo di tempo specifico”.
  • “La produzione di carne dell’Ue – continua Wojciechowski – risponde alla domanda interna e globale (l’Ue è un importante esportatore di alimenti). Come stabilito nella strategia Farm to Fork, gli aspetti di sostenibilità (clima, ambiente, ma anche benessere degli animali e salute pubblica) sono sempre più importanti per i consumatori. Il Green Deal riguarda l’adattamento a questa nuova domanda. In ogni caso, la Commissione non ha intenzione di limitare la capacità di produzione di carne in Europa e di sostituirla con prodotti di importazione.”

Allevamenti intensivi: nessuna novità su questo fronte se non quella di una volontà di migliorare il benessere degli animali.

Lo schiaffo in faccia politico

Consigli, direzioni, ipotesi. La strategia europea sul tema della carne, dei suoi consumi, del suo impatto sul clima e sulla salute, è il risultato del tentare di mettere insieme esigenze inconciliabili: quella verso una transizione sostenibile della produzione del cibo e la necessità di non scontentare produttori e aziende che non vogliono perdere terreno, animali, soldi.

Nonostante nel nuovo report europeo che mette in chiaro le strategie necessarie per arginare i sempre maggiori casi di cancro che devastano la popolazione europea, la parola “meat” venga citata una sola volta su 30 pagine e solamente in relazione alla necessità di rivedere le modalità con le quali l’Unione Europea finanzia un certo tipo di pubblicità che ne promuovono il consumo (come quella “Diventa Beefetariano”, tutt’ora in corso in alcuni paesi UE  e costata 3.605.270,72 euro) è chiaro che non esiste nessuna linea dritta e decisa su una necessaria transizione all’alimentazione 100% vegetale, l’unica secondo una ormai incalcolabile serie di valutazioni e studi, che potrebbe attivare un percorso di arginamento ai danni ambientali già in corso.

Se non fosse stato chiaro dopo il voto della PAC (Politica agricola comune) che ha confermato per altri 7 anni i finanziamenti agli allevamenti intensivi, se non lo fosse stato dopo la scelta di finanziare campagne pro-carne rossa in completa antitesi rispetto alle indicazioni dell’OMS ormai datate 2016, ecco che arriva questa risposta lapidaria e chiara direttamente dalla Commissione Agricoltura.

Cosa significa questo ennesimo schiaffo in faccia politico alla sostenibilità? Una cosa sola: se non saranno i cittadini a deviare il corso dei propri consumi non potremo sperare in nessuna azione politica sensata. Solo dirottando le nostre scelte alimentari verso una dieta 100% vegetale potremo seriamente cambiare le cose, minando un’economia, quella della lobby della carne,  che continua a trovare sostegni politici ed economici anche da chi dovrebbe invece attuare il cambiamento.

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