Oxford, clima: “Stop ad energie fossili non basterebbe, serve l’alimentazione vegetale”

Un nuovo studio dell’Università inglese e pubblicato sull’ultimo numero di Science, mette in evidenza l’unica strada per rimanere nei limiti dei +2°C dell’Accordo di Parigi.

“Anche se le emissioni di combustibili fossili fossero eliminate immediatamente, le emissioni del solo sistema alimentare globale renderebbero impossibile limitare il riscaldamento a 1,5°C e difficile persino realizzare l’obiettivo dei 2°C. Pertanto, se vogliamo raggiungere gli obiettivi dell’accordo di Parigi, sono necessari importanti cambiamenti nelle modalità di produzione del cibo“. Questo il punto fondamentale presentato in un nuovo studio del team di ricerca del professor Michael A. Clark, della Oxford Martin School and Nuffield Department of Population Health. 

Una nuova ricerca, una vecchia scoperta

Ancora una volta l’Università di Oxford torna sull‘ultimo numero della rivista Science e affronta il tema della crisi climatica e le azioni necessarie al fine di rispettare l’Accordo di Parigi del 2015 che chiedeva “un quadro globale per limitare il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2ºC e proseguendo con gli sforzi per limitarlo a 1,5ºC”. Secondo la ricerca di Oxford il punto principale di una strategia globale è legato al sistema di produzione alimentare.

Lo stesso professor Clark in un’intervista al sito di notizie Plant Based News ha spiegato: “Le discussioni sulla mitigazione del cambiamento climatico si concentrano tipicamente sulla riduzione delle emissioni di gas serra derivanti dalla combustione di combustibili fossili, ad esempio, dai trasporti o dalla produzione di energia. Tuttavia, la nostra ricerca sottolinea l’importanza di ridurre le emissioni del sistema alimentare globale“. Ma non solo, Clark, dice: “Ci sono molti modi possibili per ridurre rapidamente le emissioni alimentari se agiamo rapidamente. Questi includono l’aumento della resa dei raccolti e la riduzione della perdita di cibo e degli sprechi. Ma – ha concluso – Il più importante è che gli individui si orientino verso una dieta prevalentemente vegetale“.

tofu impanato al cocco e sesamo nero

L’alimentazione vegetale e l’utilizzo di proteine vegetali, secondo la nuova ricerca, sono la soluzione contro la crisi climatica.

Il sistema di produzione alimentare è il problema

“Le emissioni dei sistemi alimentari supererebbero l’obiettivo di 1,5°C entro 30-45 anni” si legge sulla ricerca, “e potrebbero superare l’obiettivo dei 2°C entro 90 anni, anche se tutte le altre fonti di emissioni di gas serra si fermassero immediatamente”. Sempre Clark spiega: “Se le altre fonti di emissioni di gas serra raggiungessero lo zero entro il 2050, supereremmo l’obiettivo di 1,5°C in 10-20 anni e, inoltre, l’obiettivo dei 2°C entro la fine del secolo”.
Insomma, il punto è che le abitudini alimentari devono cambiare se davvero si vuole arginare il collasso climatico.
Quello pubblicato da Science è il secondo studio che arriva dall’Università di Oxford e che segnala come un’alimentazione prevalentemente vegetale o vegana, sia la soluzione più immediata alla crisi climatica. La ricerca, pubblicata nel 2018, infatti, mostrava come una dieta completamente a base vegetale è in grado di ridurre di oltre il 73% le emissioni individuali di CO2, ma non solo: eliminare dalla propria dieta prodotti di origine animale consentirebbe un risparmio del 75% dei suoli, un’area equivalente alle dimensioni di Stati Uniti, Cina, Australia e Unione Europea messi insieme.

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