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Coldiretti: “Italia top per il benessere animale, non siamo gli USA”

Abbiamo rivolto alcune domande riguardo alla correlazione tra allevamenti intensivi e cambiamenti climatici a Barbara Meggetto (Legambiente), Alessandro Rota (Coldiretti) e Pierfrancesco Maran, (Comune di Milano)

In occasione della Giornata Mondiale della Terra, prevista per sabato 22 aprile, si è tenuto a Milano un incontro per presentare la nuova campagna “Salva il suolo”, promossa da Legambiente per fermare l’erosione del suolo da cemento e speculazioni edilizie. All’evento hanno partecipato i i rappresentanti di alcune associazioni che aderiscono all’iniziativa, tra le quali non solo Legambiente ma anche Coldiretti e lo stesso Comune di Milano. Durante l’incontro noi di Vegolosi abbiamo rivolto ai presenti delle domande riguardo alla connessione tra inquinamento e allevamenti intensivi. Ecco cosa ci hanno risposto.

Legambiente: “Meno carne per ridurre i gas serra”

Barbara Meggetto
Barbara Meggetto (in foto), presidente di Legambiente Lombardia, ha dichiarato ai nostri microfoni che “l’allevamento intensivo è da considerarsi una delle principali cause di emissione di gas serra nell’atmosfera”. Ha continuato sostenendo che “è ormai assodata l’importanza di tornare a un consumo di carne moderato se non, addirittura, la “non necessità di mangiare carne, facilmente sostituibile da altri alimenti con gli stessi valori nutrizionali”. Queste affermazioni risultano coerenti con quanto riportato dalla FAO ma anche in documentari come Cowspiracy, che puntano il dito contro la produzione (e il consumo) di carne degli allevamenti. Oltre alle emissioni di gas serra – il 51% del totale –  questi ultimi sono infatti responsabili di un enorme spreco di risorse idriche, circa 1/3 del totale.

Coldiretti: “Italia eccellenza nel mondo”

Alessandro Rota
Alle nostre domande Alessandro Rota (in foto), presidente Coldiretti interprovinciale, ha risposto che “la connessione tra allevamenti intensivi e inquinamento non è una tematica che riguardi l’Italia”. In più, ha aggiunto che “i nostri allevamenti sono famosi in tutto il mondo per il benessere animale e per la stretta correlazione con gli ambienti che li circondano”. I nostri, sempre secondo il presidente Coldiretti, “non sono gli allevamenti degli Stati Uniti, in cui gli animali vengono pompati con ormoni o antibiotici”. Il problema ambientale legato agli allevamenti sarebbe invece la “delocalizzazione delle produzioni, che non può essere considerata semplicemente un caso italiano. I nostri consumatori, in Italia, conoscono l’importanza di comprare un prodotto locale che parla di sostenibilità ambientale e di sicurezza alimentare”, ha dichiarato. Insomma, sembrerebbe che la soluzione al problema dell’inquinamento atmosferico si possa ridurre al consumo di prodotti a km zero.

Eppure, per loro natura, tutti gli allevamenti intensivi sono uguali, almeno per quanto riguarda i metodi di produzione: devono infatti sottostare a delle regole rigide pensate per diminuire i costi e aumentare i guadagni. Questo si traduce inevitabilmente in capannoni sovraffollati e pessime condizioni igieniche, anche in Italia. Per poter stipare un gran numero di animali in spazi ristretti preservandoli dalle malattie è poi necessario l’impiego massiccio di antibiotici e ciò vale anche per il nostro paese. Anzi, secondo CIWF Italia “il consumo di antibiotici negli allevamenti italiani è eccezionalmente alto, ben al di sopra della media degli altri paesi europei”.

Per quanto riguarda invece il benessere animale, le realtà italiane sono ben lontane dall’essere “eccellenze”: a dimostrarlo le numerose investigazioni condotte sotto copertura negli allevamenti del nostro paese. Pensiamo, per esempio, alla produzione del Prosciutto di Parma, per la quale un’inchiesta di Essere Animali ha svelato una realtà fatta solo di maltrattamenti e sofferenza. Lo stesso si può dire delle uova, per la cui produzione in Italia è davvero difficile parlare di “benessere”, come dimostra un’indagine di Animal Equality. Anche la sicurezza alimentare sembrerebbe compromessa, viste le immagini di ratti in decomposizione a contatto con le uova deposte, o quelle di capannoni sovraffollati, dove maiali malati – ricoperti di ferite e lacerazioni infette – dividono gli spazi con i compagni “sani”.

Maran: “Mangiare carne è legittimo”

pierfrancesco maran
Di recente il ministro tedesco dell’Ambiente, Barbara Hendricks, ha disposto che durante i pranzi e i rinfreschi delle riunioni ufficiali del suo dipartimento vengano preparati vengano serviti solo menu vegetariani e vegani a base di prodotti a chilometro zero e frutta e ortaggi bio. Un’iniziativa, quella tedesca, per portare l’attenzione collettiva sul tema dei cambiamenti climatici. A questo proposito Pierfrancesco Maran (in foto), assessore comunale a Urbanistica, Verde e Agricoltura di Milano, ha dichiarato: “Per quanto io non veda di cattivo occhio il fatto che ci siano delle iniziative specifiche, è importante che tutti possano nutrirsi secondo le proprie preferenze e necessità e non si dovrebbe arrivare al punto di imporre solamente cibo vegetariano o vegano. Mangiare carne è legittimo – continua – e non bisogna criminalizzare chi lo fa, nemmeno per sensibilizzare su questo tipo di argomenti”.

Earth Day: l’allevamento è un disastro globale

 

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