Uova e torture: gli allevamenti italiani nell’indagine che mostra la verità. Partita anche la denuncia

Animal Equality mostra uno scenario agghiacciante e lancia una petizione per dire “basta” all’allevamento in gabbia nel nostro paese

Allevamento galline uova italia

Chi non vuole vedere è colpevole. Chi sa e continua a consumare uova è vittima di una follia collettiva. Galline ammassate in spazi così ridotti da non consentire loro nemmeno l’apertura delle ali; gabbie metalliche sporchissime, completamente ricoperte da piume ed escrementi; ratti in decomposizione a contatto con le uova deposte; galline putrefatte nelle stesse gabbie in cui le compagne vive continuano a deporre le uova, queste ultime spesso infestate da larve ed insetti. Questa è la scioccante realtà emersa da “Il vero prezzo delle uova”l’ultima investigazione di Animal Equality Italia condotta negli allevamenti del nostro paese. 

La denuncia ai NAS

Nella giornata di ieri, 27 febbraio 2017, Animal Equality ha presentato un esposto/denuncia attraverso il Comando Unità per la Tutela Forestale, Ambientale e Agroalimentare della provincia di Mantova contro l’allevamento oggetto dell’investigazione, cosciente che il materiale in esame rappresenti, purtroppo, la situazione standard all’interno dell’industria delle uova, rivelando le terribili condizioni in cui vivono circa 50 milioni di galline ovaiole nel nostro Paese. Animal Equality ha provveduto immediatamente a fare visionare il materiale anche al Ministero della Sanità, trattandosi di una questione che coinvolge la salute pubblica. I NAS si sono subito interessati alla vicenda, informando che procederanno nello svolgimento di indagini interne.

Il quadro italiano

galline ovaiole Italia

In Italia 64 milioni di galline trascorrono tutta la propria esistenza in gabbie piccolissime, costrette a stare in equilibrio su dolorose strisce metalliche, liberate solo nel momento in cui, non più adatte alla produzione di uova, vengono portate al macello. Nessuna possibilità di costruire un nido, covare, appollaiarsi o razzolare, tutti comportamenti naturali repressi in maniera brutale. Le condizioni igieniche, inoltre, risultano a dir poco impressionanti: decine di esemplari morti, ormai in avanzato stato di decomposizione, sono a stretto contatto con le uova che di lì a poco finiranno sulle nostre tavole, senza contare la sporcizia e gli insetti che rivestono le pareti delle gabbie. Immagini desolanti emergono quindi dalle indagini negli allevamenti avicoli italiani, dove queste condizioni rappresentano lo standard. “Non dimenticherò mai il loro sguardo, i loro movimenti frenetici in cerca di libertà” ha dichiarato l’investigatore.

Cosa possiamo fare

sito_galline_ovaiole

Noi, in prima persona, cosa possiamo fare? Il primo passo è senza dubbio quello di non consumare più uova da galline allevate in gabbia, perché non acquistare è il miglior modo per mandare un messaggio chiaro e forte all’industria dell’allevamento. In più, Animal Equality ha lanciato una petizione per mettere fine all’allevamento in gabbia nel nostro paese. Come riporta CIWF Italia, sistemi alternativi alle gabbie esistono: pensiamo, per esempio, agli allevamenti all’aperto o a quelli biologici dove “le galline hanno accesso all’esterno con minimo 4 metri quadrati di spazio ciascuna” e dove vengono rispettati i loro bisogni etologici di base come costruire un nido, razzolare o appollaiarsi. È quindi davvero possibile dire “basta” a una crudeltà gratuita che non può più continuare.

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