La teoria delle segnature

 

La teoria delle segnature – dal trattato De Signatura Rerum (1622) del filosofo e mistico tedesco Jacob Böhme – si riferisce all’antica credenza secondo la quale sia possibile determinare le proprietà medicinali e terapeutiche di alcune piante basandosi sulla loro forma esteriore. La teoria, diffusa nel XVI secolo dal medico e alchimista svizzero Paracelso, trova in realtà le sue fondamenta in un discorso mistico molto più complesso, da inquadrarsi all’interno di una visione filosofica panteistica secondo cui ogni cosa è permeata dalla presenza di Dio.

In quest’ottica, Dio avrebbe apposto la propria firma – segnatura appunto – su ogni cosa del Creato, generando così una fitta rete di analogie e corrispondenze. L’interpretazione di tale simbolismo celato nella natura avrebbe permesso agli uomini nel passato di associare determinate piante, fiori e frutti agli organi che avevano bisogno di un intervento terapeutico, sulla base della cosiddetta analogia morfologica. Sappiamo infatti che piante, erbe ed essenze sono da sempre state utilizzate dagli uomini per curare malattie, molto prima dell’avvento della medicina moderna e della farmacologia.

Rivisitata in chiave moderna, la teoria delle segnature può aiutarci a capire meglio le proprietà benefiche di alcuni cibi vegetali. Partiamo da qualche esempio concreto: vi siete mai accorti dell’impressionante somiglianza fra un gheriglio di noce e la corteccia celebrale? Ebbene, non è un caso se le noci, così come altri tipi di frutta secca, siano spesso raccomandate come spuntino agli studenti, o a chi svolge un’intensa attività cognitiva: esse infatti sono ricchissime di acido linoleico e alfa-linoleico e di minerali come fosforo, potassio e magnesio, utili nella prevenzione del declino cognitivo.

L’avocado ha la forma di un utero e, se tagliato trasversalmente, ricorda un ventre materno durante la gravidanza, mentre il grosso seme assomiglierebbe a un feto (pensate che per far crescere il frutto di avocado servono esattamente nove mesi!). L’avocado è ricco di vitamine del gruppo B, tra cui riboflavina, niacina, biotina e acido folico: è infatti consigliato alle donne in gravidanza e sembra addirittura utile nella prevenzione del cancro al collo dell’utero.

Una carota affettata assomiglia all’occhio umano. Le carote contengono grandi quantità di beta-carotene, precursore della vitamina A, fondamentale per la salute dell’occhio e utile nella prevenzione della degenerazione maculare dovuta all’invecchiamento. Il rizoma di zenzero richiama nella forma allungata quella dello stomaco; questa radice dal sapore pungente e aromatico è conosciuta da millenni come rimedio erboristico in caso di problemi digestivi quali nausea e pesantezza di stomaco, ma anche meteorismo e gonfiore addominale. I gambi di sedano ricordano le ossa: non solo il sedano contiene silicio, ma anche quantità di sodio identiche a quelle contenute nelle ossa (circa il 23%). Questi sono solo alcuni esempi delle interessanti analogie fra natura e corpo umano. Osservate voi stessi l’aspetto del vostro cibo e provate a dedurne le proprietà benefiche!

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