Cultura delle colture: agricoltura intensiva

Agricoltura intensiva

L’agricoltura può essere gestita in molti modi, alcuni intensivi e molto produttivi a discapito di qualità e sostenibilità, altri naturali che raramente possono essere fonte di reddito ma in molte realtà posso diventare fonte di cibo anche per intere comunità locali. Vediamo i diversi tipi di colture e i loro pro e contro.

Agricoltura intensiva: è l’agricoltura moderna. Per non entrare troppo nei particolari tecnici porto l’esempio del mais.

Fino al dopoguerra i contadini italiani coltivavano mais che faceva piccole pannocchie. Un ettaro di terreno produceva circa 15 quintali di mais. Con l’avvento del mais ibrido americano la produzione per ettaro è salita fino a 45 quintali! Le pannocchie sono molto più grandi, le piante vengono poco attaccate da uccelli e insetti. Tutti i contadini del tempo cambiarono le loro coltivazioni e seminarono questo tipo di mais. Solo uno stupido avrebbe rifiutato una produzione di 3 volte tanto dallo stesso appezzamento di terreno.

Come spesso accade però le scorciatoie si pagano: innanzitutto il mais ibrido è appunto un incrocio”ibrido” e come tale i semi che nascono nelle pannocchie sono sterili, ovvero non si possono utilizzare per seminare il mais della stagione successiva come avveniva con i mais antichi. Ogni anno i contadini devono ricomprare la semenza dalle grandi multinazionali che li producono in laboratorio.

Il secondo problema è che questo mais teme erbacce e parassiti molto più di quello esistente in natura oltretutto la sua grande produzione richiede molte più sostanze azotate per farlo crescere così tanto. Quindi il terreno va fertilizzato con concimi azotati chimici, diserbato dalle erbacce con prodotti chimici e disinfestato con pesticidi.

Il mais, cibo contadino di grande importanza  diventò così un concentrato di veleni che non solo vengono mangiati dalle persone ma si disperdono in grandi quantità anche nel terreno e nelle falde acquifere. I problemi non finiscono qui: la più grande produzione di mais creò un crollo dei prezzi, funziona così con tutto, maggiore l’offerta, minore è la domanda e più scende il prezzo. I contadini si ritrovarono così a dover produrre molto più mais per ottenere un reddito dignitoso, così gli ettari divennero molti di più e per poterli lavorare si dovettero acquistare trattori, molto costosi e molto inquinanti.

L’esempio del mais è purtroppo simile a molte altre culture. La quantità a discapito della qualità ha creato contadini più poveri, vegetali ignobili e molto più inquinamento oltre che molte più vittime tra i piccoli animali di campagna, avvelenati dalle sostanze chimiche e dai trattori.

Per chi fosse interessato in Italia esistono ancora coltivatori delle varietà antiche di mais, queste varietà si chiamano “Marano”, “Pignoletto” e “Otto file”, che sono le file di semi presenti sulle pannocchie di queste varietà. Non sono molti e hanno produzioni ridotte. Sono coloro che non si sono fidati delle promesse dell’uomo ma sono rimasti fedeli alle certezze della natura, che se rispettata mai tradisce e mai avvelena.

Cercateli, anche su internet, assaggerete un mais che non ha nulla da spartire con quello del supermercato, per fare una polenta di cibo e non di chimica, per dare lavoro a contadini e non ad industrie della terra, per fare un favore al vostro corpo, che è ancora in grado di riconoscere ciò che viene da Dio da quello che viene da un laboratorio biogenetico.

 

 

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