Worldwatch Institute: “Mangiare carne non è più una scelta personale”

Scegliere di consumare carne o meno, non riguarda più solo l’etica personale: lo afferma a chiare lettere il Worldwatch Institute

“Che ti piaccia o no, mangiare carne sta diventando un problema per tutto il pianeta”. Così esordisce il Worldwatch Insistitute, organizzazione di ricerca ambientale a livello globale, in un opuscolo dedicato alla sostenibilità alimentare. Consumare carne, quindi, non sarebbe più semplicemente una scelta personale legata al gusto o all’etica, ma avrebbe molto (o tutto) a che fare con la sopravvivenza del nostro pianeta. I dati riportati dall’associazione sono molteplici e affrontano la totalità delle minacce ambientali (ma non solo) legate al consumo di carne: eccone alcune, decisamente allarmanti.

Deforestazione

deforestazione

La deforestazione è uno dei danni più gravi all’ecosistema, causato senza ombra di dubbio dalle attività umane. Dapprima l’agricoltura – che ha sottratto spazio alle foreste per ottenere spazi coltivabili – e in seguito l’allevamento, che comporta l’abbattimento di migliaia e migliaia di ettari di foresta per fare spazio agli animali, ma soprattutto alle coltivazioni (spesso di mais e soia) destinate a nutrirli. “In America Centrale – dichiara l’associazione – negli ultimi 40 anni, il 40% di tutte le foreste pluviali è stato raso al suolo o bruciato per fare spazio al bestiame”. Spazio, è da chiarire, che potrebbe essere utilizzato per coltivazioni destinate a sfamare direttamente l’uomo, ma che continua a rimanere appannaggio degli allevamenti. Il punto è che, secondo la FAO, entro il 2050 la popolazione mondiale crescerà di un terzo: questo si tradurrà in un aumento della richiesta di carne e, inevitabilmente, in un aumento del numero di allevamenti per far fronte alla domanda.

Distruzione dei pascoli

pascoli

La domesticazione degli animali e l’ampliamento degli spazi a loro dedicati, ha avuto come conseguenza la distruzione dei pascoli, fonte di sostentamento degli animali selvatici. Antilopi e bisonti, per esempio, hanno visto scomparire quelli che un tempo erano superfici di vegetazione ricche e diversificate e che oggi non sono altro che distese di monoculture. Su questo tema da pochissimo è nelle librerie “Dead zone” di Philip Lymbery, libro che racconta attraverso un viaggio durato due anni in giro pre il mondo, l’impatto sulle specie animali (bisconti, elefanti, uccelli, ghepardi etc.) dell’allevamento intensivo.

Spreco idrico

fiume

L’uomo utilizza per sé la metà dell’acqua dolce disponibile sul pianeta, lasciando che l’altra metà venga divisa tra più di un milione di specie differenti tra animali e vegetali. L’acqua dolce, come la terra, è sembrata inesauribile per i primi 10 millenni di civiltà, ma oggi sappiamo bene che non è così: nessuna specie vivente può sopravvivere senza acqua e le nostre scorte stanno per esaurirsi. La colpa, naturalmente, è dell’uomo ma anche e soprattutto della produzione di carne: basti pensare che “occorrono 550 litri di acqua per produrre abbastanza farina per una pagnotta – riporta sempre il Worldwatch Institute – ma fino a 7.000 litri di acqua per produrre 100 grammi di manzo”.

Perdita della biodiversità

koala estinzione

Albert Einstein, noto nel mondo per le sue teorie matematiche più che per il suo interesse per l’ambiente, una volta ha affermato: “Niente aiuterà la salute umana e aumenterà le probabilità di sopravvivenza della vita sulla Terra, come l’evoluzione verso una dieta vegetariana”. Questa frase sembra quanto mai vera oggi: sono sempre di più le linee guida che suggeriscono di ridurre il consumo di carne per la salute, ma siamo di fronte anche alla preoccupante estinzione di molte specie viventi. La distruzione delle foreste, infatti, rade al suolo l’habitat naturale di animali come scimpanzé, koala, panda e oranghi ai quali, di questo passo, saremo presto costretti a dire addio.

Niente carne per un futuro migliore

Nessun accenno alle questioni etiche o ai diritti animali: quelli del Worldwatch Institute sono dati concreti e ineluttabili che riguardano il futuro del nostro pianeta e, di conseguenza, quello di tutti noi. Questioni di fronte alle quali non è più possibile rimanere indifferenti e che non hanno davvero più nulla a che vedere con la sensibilità o l’etica individuali. Si tratta di agire concretamente, partendo dalla nostra alimentazione, per salvaguardare l’unico pianeta che abbiamo, prima che sia troppo tardi. “Non basta più dire di mangiare meno carne – afferma l’associazione – è necessario sapere che l’era del consumo massiccio di carne deve finire così come quella dell’utilizzo del petrolio”.

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