“Carne e verdura? Impatto ambientale simile”. NEIC: “Evitiamo la vergogna”

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Una “clessidra ambientale” che ricalcola l’impatto in termini di CO2 di tutti gli alimenti e li confronta: carne e verdura? Il loro impatto sarebbe molto simile. Questo è il risultato di un rapporto presentato il 25 Marzo presso la Sala Capitolare del Senato della Repubblica, in un incontro organizzato da Assica, Assocarni e Unaitalia per la presentazione di “Una proposta per la Carta di Milano: la Clessidra Ambientale”. In sintesi: calcolando l’impronta ambientale della carne rispetto al consumo che ognuno di noi ne dovrebbe fare secondo le porzioni consigliate dai nutrizionisti del CRA NUT, e raffrontandolo con quello di frutta e ortaggi, si scoprirebbe che l’impronta in termini di Anidride Carbonica emessa è quasi equivalente a quella di frutta e verdura ( 5,9 kg  per la carne e 5,6 kg per frutta e verdura). Il rapporto, così come il progetto “Carni sostenibili” è stato realizzato con il supporto di Assocarni, Unatalia e Associazione Industriali delle Carni e dei Salumi.

“Non stupisce questa mistificazione dei dati: chi li presenta in questa maniera ha un conflitto di interessi enorme”

La risposta del Centro Internazionale di Ecologia della Nutrizione (NEIC)
Tutti gli studi di impatto ambientale degli ultimi decenni hanno dimostrato che i prodotti di origine animale (carne, pesce, latticini e uova) – si legge nel comunicato diramato dal NEIC – causano un impatto ambientale molto più elevato di quelli di origine vegetale. Non vi è discussione sul tema da parte delle comunità scientifica, si tratta di risultati ormai assodati.” Inoltre, si legge “non stupisce questa mistificazione dei dati: chi li presenta in questa maniera ha un conflitto di interessi enorme; però dovrebbero stare ben attenti ad auspicare che la dieta media degli italiani si avvicini a quella delle linee guida, perché perderebbero molti clienti: i consumi reali di carne, pesce, latticini e uova sono molto maggiori di quelli permessi dalle linee guida”. Il problema, quindi, è chiaro: in un’ alimentazione che segua le linee guida, “il consumo di carne è basso (molto minore dei livelli attuali di consumo reale), quindi costituisce solo una piccola parte della dieta. Ebbene, nonostante questo, secondo gli stessi allevatori, l’impatto ambientale generato dalla produzione di quella piccola quantità di carne eguaglia quello di tutto il resto della dieta-tipo, vale a dire quantità molto maggiori di verdura, frutta, legumi, pane, pasta, riso e altri cereali, ecc, da cui si ricava la maggior parte dei nutrienti necessari. Il che significa che produrre carne ha un impatto molto maggiore rispetto a produrre vegetali.”

“The report by AICR/WCRF also found that eating high amounts of red meat – over 18 ounces a week – linked to increased risk of colorectal cancer.”

I dati
Dando un’occhiata alla clessidra alimentare infatti il calcolo si fa velocemente: le porzioni di verdura e frutta settimanali sono più del doppio di quelle della carne, quindi i dati sulla CO2 non sono equivalenti. Lo si comprende meglio dividendo l’impatto in CO2 equivalente della carne (5,9 kg CO2 eq) per le porzioni consigliate dal CRA NUT (ossia 14) e confrontandole con la stessa divisione fra i 5,6 kg CO2 e le 35 porzioni settimanali pro capite di frutta e ortaggi sempre consigliate dal CRA NUT: ne risulta che una porzione di carne consuma 0,42 kg CO2 eq. rispetto agli 0,16 kg CO2 eq. di frutta e verdura. Inoltre risulta strano calcolare l’impronta di anidride carbonica solo sul consumo e non sulla produzione della carne: il fatto che la carne prodotta poi venga più o meno consumata non significa che la sua produzione non abbia creato inquinamento che si riflette sull’ambiente e, quindi, su di noi. Sul rapporto, scaricabile dal sito, si sottolinea come il World Cancer Research Fund, suggerisca di limitare il consumo a 100g al giorno, senza spiegare, però, che si tratta del peso calcolato di carne cruda. Inoltre l’American Institute of Cancer Research segnala che il consumo di più di 510 g di carne rossa alla settimana è collegato all’aumento del rischio di cancro al colon retto (“The report by AICR/WCRF also found that eating high amounts of red meat – over 18 ounces a week – linked to increased risk of colorectal cancer.”)
Da segnalare inoltre che il Codice Europeo contro il Cancro 2014 invita ad “evitare le carni conservate e a limitare le carni rosse”, mentre il video ufficiale del progetto “Carni sostenibili” sostiene che “siano consigliati 400 grammi di carni e salumi alla settimana”.

Expo e la Carta di Milano, NEIC “Evitiamo la vergogna”
L’obiettivo della campagna “Carni sostenibili”, come si legge sul sito dell’iniziativa,  “è illustrare la sostenibilità delle carni in Italia e rappresenta una proposta concreta per la Carta di Milano, il documento che costituirà un’eredità di Expo 2015 da consegnare al Segretario Generale dell’Onu il prossimo ottobre durante la giornata mondiale sull’alimentazione. Ecco cosa risponde il NEIC “chiediamo al Ministro delle Politiche Agricole di sventare questa montatura ed evitare la vergogna di inserire in un documento d’intenti con visibilità internazionale qual è la “Carta di Milano” le affermazioni propagandistiche di chi ha interessi economici in gioco. Né il pubblico né le istituzioni devono essere prese in giro: si tratta di un argomento serio e i dati sul tema devono venire dalla letteratura scientifica, non da associazioni di produttori, specie se presentati con dei giri di parole che fanno credere cose diverse rispetto alle conclusioni reali sostenute dai dati scientifici.”

 

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