Editoriale

Se gli allevatori si arrabbiano perché la gente pensa

Gli allevatori gridano allo scandalo, la zootecnica è presa di mira dagli animalisti in mala fede, eppure quella storia del “mercato” in economia, l’hanno usata per primi loro stessi

Consumo carne

Se ha chiuso la trasmissione di Barbara Perego a causa degli insulti al genere femminile mascherati da barzelletta da bar (di pessimo livello), allora chiudiamo anche le trasmissioni che parlano di allevamenti intensivi che “presentano sotto una cattiva luce la zootecnia”. Questa implicazione logica non fa una piega secondo Vittoriano Zanolli, direttore del giornale La provincia di Cremona che ha espresso la sua vicinanza agli allevatori sulle pagine web del suo giornale prendendosela con i politici di casa nostra: “Non è un problema loro – insiste – se i consumi crollano e le stalle chiudono”.

Quinto grado veganiZanolli non è il primo a lamentare che le informazioni sugli allevamenti, apparse in tv, sarebbero un grosso danno all’industria zootecnica. C’è chi si indigna contro i politici, come il pastore sardo Fortunato Ladu che ha scritto una lettera  alla Presidente della Camera Laura Boldirni, rea di aver dichiarato che le tradizioni a tavola si cambiano;  c’è chi sostiene che è meglio per gli agnelli essere uccisi dopo venti giorni piuttosto che subito alla nascita data la carenza di richieste dal mercato, come hanno fatto, invece, alcuni esponenti della CIA (Confederazione Italiana Agricoltori). Anche al Parlamento europeo sono arrivate le lamentele, questa volta sul tema “carne bovina”, di Elide Stancari presidente della Federazione nazionale di prodotto per la carne bovina di Confagricoltura che ha spiegato: “E’ urgente e necessario che la futura politica europea per il settore della carne bovina permetta agli allevatori di poter ottenere la giusta redditività dal proprio quotidiano lavoro”.

Sequestro macello BerniniE’ questo ultimo termine che non torna del tutto: “Giusta redditività”. Se è vero che sul fatto di “gettare cattiva luce sulla zootecnia” e paragonare uno stereotipo sessista a delle immagini di fatti provati non c’è bisogno di spendere molte parole per capire che l’implicazione logica non sta in piedi e che probabilmente il direttore Zanolli preferisce trasmissioni in cui si fa passare per “benessere animalel’immagine di un vitello che succhia un po’ di colostro da un secchio con tettarella di gomma, come possiamo invece raccontare e spiegare l’allarme degli allevatori?

Poniamo anche per un attimo che quelli visti in tv non siano gli allevamenti tipo ma che, come ha detto anche Farinetti, patron di Eataly, su Rai2 in Italia le cose stiano diversamente nella maggior parte dei casi e che quelle mostrate siano solo sacche di illegalità. Forse la domanda che l’industria si sta facendo davvero è: “Come fermare il fatto che molte persone stiano capendo che dietro ad una bistecca c’è la macellazione di un animale vero?”.  La risposta è: in nessun modo. O meglio, i modi esistono: ci saranno (ci sono) le trasmissioni che racconteranno del benessere animale, i dottori che metteranno in guardia sui danni di una “dieta ideologica”, ci saranno i personaggi famosi che buttano giù a garganella un bicchiere di latte come fosse acqua al grido di “Bevete più latte, il latte fa bene” (per poi farsi multare dalle associazioni che regolano i messaggi pubblicitari). Ci saranno.

maiali allevamenti intensiviC’è una cosa, però, che non si può bloccare, da sempre, ed è la presa si coscienza di un dato di fatto. Victor Hugo in “Storia del crimine” scriveva:”C’è una cosa più forte di tutti gli eserciti del mondo, e questa è un’idea il cui momento è ormai giunto”. C’è un dato: per mangiare carne e formaggio e bere latte in un sistema globale gli animali vivono una “non vita”, sono solo macchine metaboliche, soffrono enormemente. C’è chi facendo questo collegamento non ne sopporterà più l’idea perché l’empatia verso chi non può difendersi, verso ciò in cui più ci riconosciamo nell’altro, la sofferenza, è uno dei sentimenti più forti del mondo.

C’è anche chi, ancora, volterà la faccia dall’altra parte, chi negherà, chi vi dirà che le mucche non pascolano, che ai maiali viene tolta la coda per sicurezza ed igiene, chi vi dirà che le galline adorano fare un uovo al giorno stando 24 ore al giorno esposte alla luce artificiale e che, qualche gallina morta nelle gabbie è “inevitabile“. Vi diranno anche che i visoni i natura non sopravviverebbero e che i vitelli vengono separati dalle madri per poter essere curati meglio.

Alcuni continueranno a crederci, altri hanno giù cambiato idea e molti la cambieranno, lentamente. Se fino adesso la risposta a quegli animali ammassati gli uni sugli altri, a quella sofferenza è stata spesso: “Il mercato ce lo chiede“, allora la risposta agli allevatori che non sanno più come andare avanti è la stessa: “E’ il mercato che cambia, e chiede nuove strade” e bisogna starci.

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