OMS: “Sospendere caccia e commercio di animali selvatici vivi: troppi pericoli per le zoonosi”

Ancora una volta il sistema alimentare è al centro dell’attenzione per la prevenzione di future zoonosi

In una nota dello scorso 12 aprile, l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) è tornata a chiedere ai governi mondiali una nuova valutazione e azione consapevole per mitigare i rischi di nuove pandemie a causa del diffondersi di pericolose zoonosi a partire dagli animali selvatici – in particolare i mammiferi – cacciati, macellati e venduti come cibo nei mercati.

Il documento spiega chiaramente che questi loghi di vendita, pur essendo una fonte imprescindibile di alimenti per una enorme fetta della popolazione mondiale, se non regolamentati chiaramente e con nuove misure più chiare e restrittive, sono un pericolo per la salute a livello globale.

Chiudere, per emergenza

La prima manovra che l’OMS suggerisce è chiara: “Sospendere il commercio di animali selvatici delle specie di mammiferi catturati vivi per scopi alimentari o di allevamento e chiudere le sezioni dei mercati alimentari che vendono animali selvatici delle specie di mammiferi catturati vivi come misura di emergenza, a meno che non siano in vigore regolamenti efficaci dimostrabili e un’adeguata valutazione del rischio”.

Non solo cibo: anche i visoni, in Italia, sono stati veicolo di trasmissione del virus. Fino al prossimo Dicembre il governo ha deciso di chiudere tutti gli allevamenti.

Nonostante l’esatta genesi della zoonosi pandemica SARS-CoV-2 non sia ancora stata dimostrata in modo definitivo, come spiega la stessa OMS, è determinante mettere in chiaro che: “C’è una forte associazione tra la commercializzazione e la vendita di animali selvatici vivi e l’emergere di nuovi agenti patogeni zoonotici. Gli animali, in particolare quelli selvatici, sono considerati la fonte di oltre il 70% di tutte le malattie infettive emergenti negli esseri umani, molte delle quali sono causate da nuovi virus. I mercati tradizionali, dove gli animali vivi vengono tenuti, macellati e venduti, rappresentano un particolare rischio di trasmissione di agenti patogeni sia per i lavoratori che per i clienti. Per mitigare questo rischio, una misura di emergenza immediata per le autorità di regolamentazione sarebbe quella di introdurre regolamenti per chiudere questi mercati o quelle parti dei mercati in cui sono tenuti o venduti animali selvatici catturati vivi di specie mammifere per ridurre il potenziale di trasmissione di patogeni zoonotici”.

Una misura d’emergenza, quindi, volta alla valutazione migliore del rischio ma anche alla ricerca di soluzioni migliori a livello legislativo e organizzativo per impedire che il rischio diventi nuovamente realtà.

Gli allevamenti intensivi di animali è uno dei punti sensibili non solo legato al rischio di nuove zoonosi, ma anche legato ai danni ambientali che genera in modo diretto e indiretto.

Eppure i mercati hanno riaperto

Insieme ad una petizione internazionale volta alla richiesta di chiusura dei mercati umidi, l’associazione animalista Animal Equality, mostrò a pochi mesi dallo scoppio dell’emergenza Covid che questi luoghi di abuso sugli animali e sulla natura, in Asia avevano già riaperto. La petizione – che al momento ha raccolto più di 500 mila firme – non sembra però aver avuto nessun effetto, tanto che l’OMS ha pubblicato questo nuovo documento proprio al fine di porre nuovamente l’attenzione sulla polveriera sulla quale siamo seduti.

In una recente intervista anche il giornalista e scrittore David Quammen è tornato sul tema della relazione fra pandemie e alimentazione: “Perché nascono le pandemie? A causa della distruzione dell’ambiente. È così che gli esseri umani entrano in contatto con le specie selvatiche, disturbando e distruggendo gli habitat e catturando gli animali per farli diventare cibo”. Quammen ha posto l’accento anche sul sistema degli allevamenti intensivi: “Lo abbiamo visto con il virus Nipah, un virus che, nel nord della Malesia nel 1998, passò direttamente da pipistrelli della frutta ai maiali allevati che, a loro volta, vivendo in condizioni di estrema e innaturale concentrazione, si passarono il virus con enorme facilità. Questi animali, a stretto contatto con gli uomini che gestivano gli allevamenti, hanno dato il via allo spillover e alla circolazione del virus. Le scelte che facciamo, quello che mangiamo, come alleviamo e coltiviamo il cibo – conclude Quammen – ci possono portare ad un pianeta sano oppure allo scenario di nuove pandemie”.

Sul tema la nostra redazione ha scritto questo libro – La connessione. Virus, allevamenti intensivi e alimentazione

Foto in apertura di Nick Monica on Unsplash

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