Italia: meno carne nei piatti , -25% ma 75 chili all’anno sono troppi

Meno carne per gli italiani, che ne mangiano comunque il triplo rispetto a quanto suggerito per la prevenzione del cancro. Ma la produzione aumenta

Carne

Sempre meno carne sulle tavole degli italiani: se già i dati Eurispes 2017 hanno presentato un’Italia in cui il numero dei vegani è in continuo aumento, a confermare la tendenza sempre maggiore nel nostro paese a rinunciare a questo alimento arriva anche una ricerca dell’Ufficio studi Cia-Agricoltori italiani, basata su dati Ismea. Secondo lo studio, infatti, in 13 anni (dal 2000 al 2013) il consumo di carne in Italia è sceso del 25%, assestandosi a 75 chilogrammi pro capite annui.

75 chili all’anno a testa

Dati incoraggianti, certo, ma che se analizzati un po’ più nel dettaglio portano a galla una realtà allarmante. Le linee guida per la prevenzione di tumori stilate dall’AICR, una tra le più importanti associazioni di ricerca contro il cancro a livello mondiale, sono molto chiare: evitare del tutto la carne lavorata, già considerata cancerogena dall’OMS. La carne rossa è invece da limitare a 18 once alla settimana, che corrispondono circa a 500 g. Facendo però un rapido calcolo, 75 kg annui di carne sono circa 1 kg e mezzo alla settimana, il triplo rispetto a ciò che suggerisce l’AICR. Siamo intorno ai 200 g di carne al giorno, in accordo anche con quanto riportato dal rapporto Coop 2016.

Crollano i consumi ma aumenta la produzione

Sebbene il consumo rimanga alto – troppo alto rispetto alle linee guida per la prevenzione dei tumori – abbiamo detto che è comunque diminuito del 25% negli ultimi anni. Ma questo non è in linea con quanto avviene nel nostro paese a livello produttivo: nonostante la diminuzione dei consumi, infatti, i dati Cia (scaricabili in un documento a questo link) riportano un aumento della produzione di carne, che diventa merce da vendere sui mercati esteri: sempre secondo i dati Cia, l’8% delle esportazioni agroalimentari Made in Italy.

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