Phoenix protagonista di “Indigo”, documentario in cui libera una mucca e la sua vitella

Attraverso un “semplice gesto possiamo iniziare un processo al contrario per risolvere il danno che abbiamo fatto al nostro pianeta”

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Joaquin Phoenix, l’attore pluripremiato e attivista per i diritti degli animali, è il protagonista del cortometraggioIndigo”, con la regia di Shaun Monson, che mostra nel dettaglio la liberazione di una mucca e della sua vitellina da un macello di Los Angeles. Fu proprio Phoenix, infatti, ad agire direttamente nel 2020 recandosi sul posto, dialogando con Anthony Di Maria, proprietario degli animali e della struttura.

Indigo è uscito quest’anno in occasione della Giornata mondiale della terrabenché, come afferma Phoenix nel video, “Non ha senso rendere omaggio al pianeta un solo giorno e trascorrere i rimanenti 364 a danneggiare l’ambiente”.
Il breve documentario dura 14 minuti e alterna spiegazioni di Phoenix a delle scene filmate direttamente durante il salvataggio dei due animali.

Il salvataggio dalla “Death Factory”

La storia inizia l’anno scorso, quando Phoenix si reca in un allevamento fuori Los Angeles, il Manning Beef di Anthony Di Maria. Insieme a Joaquin erano presenti sul posto anche la fidanzata, l’attrice Rooney Mara, e un gruppo di attivisti. 

“Non ero mai stato in un luogo del genere” racconta Phoenix, “l’odore e l’energia di quel posto ti mettevano davvero in difficoltà”. Le scene, che mostrano il sovrannumero di bestiame presente nell’allevamento, proseguono finché Phoenix non incontra il proprietario del Manning Beef.

Le mucche destinate al macello nella Death Factory

Phoenix decide di discutere faccia a faccia con l’uomo, affrontando tematiche importanti sulle quali chiedere chiarimenti, come la separazione dei vitellini dalle loro madri o la questione della soglia del dolore animale. Infine Phoenix affermò che l’uccisione di quelle mucche equivaleva a un vero e proprio “omicidio”. È in quel momento che il proprietario del macello mostrò a Joaquin un vitellino con la mamma, per fargli capire che gli animali non venivano separati.

Il vitello sembrava congelato dalla paura di dover lasciare la madre” continua Phoenix “e la madre non riusciva a controllare i suoi bisogni corporei per il senso di angoscia dato dalla consapevolezza che le loro vite si stavano per separare. Avevi la sensazione che loro stessero capendo cosa gli sarebbe successo”.

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Phoenix salva la vitellina Indigo dalla Death Factory

Phoenix spiega di come abbia dovuto trattenere tutta la sua ansia e la sua apprensione per non riversarla sulla vitellina impaurita e riuscire così a prenderla in braccio per portare via, da quella “Death Factory”, sia lei che sua madre alla ricerca di un luogo più sicuro. 

L’arrivo alla Farm Sanctuary

La seconda parte del cortometraggio si sposta alla Farm Sanctuary, la prima organizzazione americana di difesa e salvataggio per gli animali da fattoria, che si impegna a donare un rifugio agli animali salvati dai macelli. Qui Phoenix sceglie i nomi da dare alle due mucche, portando la sua storia personale all’interno del documentario. Decide infatti di chiamare i due animali con i nomi, rispettivamente, di sua sorella Liberty, e di suo figlio nonché nipote di Phoenix, Indigo, purtroppo mancato in giovanissima età, donando così un significato ancora più intimo a tutta la vicenda.

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Alla Farm Sanctuary Liberty e Indigo trovano un nuovo rifugio

 Il ritorno di Phoenix

Phoenix, un anno dopo, è tornato alla Farm Sanctuary per vedere Liberty e Indigo. C’è una scena nel cortometraggio in cui Indigo, la vitellina, va incontro a Phoenix. “Avvertivo la sicurezza di questo luogo” afferma Phoenix “lei è venuta con curiosità verso di me, non con paura. Era incredibile vedere che Indigo si stava prendendo cura di sua madre. Era incredibile assistere a un comportamento così naturale, così umano”. 

Il perché di questo salvataggio

Phoenix: salvare due mucche per salvare il pianeta

“Questo semplice gesto” conclude Phoenix “salvare due mucche, è in qualche modo un riconoscimento non solo alla terribile vita di cui questi animali hanno esperienza a causa nostra, ma anche del fatto che attraverso le nostre azioni abbiamo la possibilità di continuare a distruggere l’ambiente che ci circonda oppure di iniziare un processo al contrario per risolvere il danno che abbiamo fatto”.

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