Zara: lana d’angora al bando

angora

Niente più capi in lana d’angora per i negozi del gruppo Inditex, proprietario fra gli altri di marchi come Zara, Pull & Bear, Bershka e Massimo Dutti. La decisione è arrivata dopo l’ennesima azione/informazione da parte della PETA che con la sua investigazione sulle torture subite dai conigli per ottenerne la morbida e preziosa pelliccia (vengono spellati vivi, come mostrano molti filmati online), ha spinto il gruppo ha prendere questa strada.

“Peta ci ha avvertiti degli abusi che avevano scoperto in alcune fabbriche di conigli di angora in Cina – ha dichiarato il responsabile di comunicazione di Inditex, Raul Estradera – e per precauzione abbiamo deciso di bloccare nuove richieste e ispezionato le condizioni dei nostro fornitori. Non abbiamo trovato nulla di irregolare, ma per precauzione abbiamo deciso di rinunciare alla lana d’angora”. E i capi già prodotti? Verranno donati tutti, così hanno spiegato dal gruppo Inditex che ha sede in Galizia, alla Ong “Life for relief and development” che donerà migliaia di capi ai profughi siriani.

Un’azione che consegna la Inditex al mondo della moda etica? Assolutamente no, come conferma anche la LAV “Scelte indubbiamente responsabili, – si legge sul sito della onlus – ma ancora non sufficienti per potere dire che Inditex sia emblema di una moda etica. Ancora troppi gli animali vittime delle sue produzioni, per la fornitura di materiali quali piume, pelle, seta e lana (anche se non più di coniglio d’angora”.

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