Tokyo, al ristorante i clienti pescano il cibo che mangeranno

Si entra, si sceglie la propria “preda” e la si pesca, decidendo poi come lo staff debba cucinarla: “Si apprezza la vita e si è grati”, dicono i proprietari.

Pesci contenuti in grandi vasche, pescati direttamente dai clienti e cucinati al momento: questa è la proposta del ristorante giapponese ZAUO, che fa di questa pratica anacronistica il proprio punto di forza. Situato nel quartiere Shinjuku di Tokyo, questo locale rappresenta infatti una grande attrattiva per i turisti che visitano la città, incuriositi da questa attività insolita: accolti da grandi vasche contenenti diverse specie di pesci, polpi, molluschi e crostacei, gli avventori sono invitati a partecipare a quello che viene proposto come “un gioco” per guadagnarsi il pranzo o la cena.

ristorante tokyo pesca pesci

Alcuni clienti intenti a pescare all’interno del ristorante

Le regole sono semplici e, anche se non sembra obbligatorio partecipare a questa attività per poter mangiare nel locale, i proprietari la incentivano con uno sconto sul prezzo finale: sul sito del ristorante, infatti, si sottolinea la possibilità di pranzare o cenare a prezzi più contenuti, “pescando e gustando del freschissimo e saporitissimo pesce”. Esche e canne da pesca, naturalmente, sono messe a disposizione dei clienti dal ristorante, e l’unica vera regola è quella di scegliere con cura la propria “preda”: a quanto pare, infatti, non è possibile – dopo averla pescata – cambiare idea e ritentare nell’impresa. Alla fine di questo triste gioco, i clienti stessi consegnano l’animale – ancora vivo e agonizzante – allo staff del locale, decidendo come debba essere cucinato: sushi e tempura vanno per la maggiore.

“Preparando e mangiando il pesce che avete pescato voi stessi, potrete apprezzare veramente la vita ed esserne grati – dichiarano i gestori del ristorante – Senza saperlo, da noi avrete vissuto un’esperienza di educazione alimentare nel centro della città”. Si può più parlare di “educazione alimentare” di fronte a esseri viventi trattati come oggetti, solo per soddisfare le bizzarrie e il palato dell’uomo? Oppure questo “sistema” permette una volta tanto di vedere davvero il collegamento fra animale e cibo?

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