La plastica è entrata a far parte della catena alimentare dei pesci

Ben due studi differenti lo confermano: i rifiuti plastici gettati nei mari entrano a far parte della catena alimentare acquatica. Il risultato? La plastica finisce anche nei nostri piatti

pesci bottiglia di plastica

Da molto tempo si sospetta che i materiali plastici gettati negli oceani possano entrare a far parte della catena alimentare marina, compromettendo la salute dell’ecosistema acquatico e – volenti o nolenti – finendo anche nel piatto di coloro che consumano abitualmente pesce. A confermarlo, adesso, ben due studi scientifici differenti, condotti entrambi di recente: il primo, frutto del lavoro della ricercatrice Amanda Dawson, della Griffith University, è stato pubblicato sulla rivista scientifica Nature Communications e riguarda i krill, crostacei minuscoli che vivono in tutti gli oceani del mondo. Alla base della catena alimentare, questi minuscoli crostacei ingeriscono le microplastiche disperse nelle acque che, di conseguenza, finiscono nell’apparato digerente di tutti i predatori marini che si nutrono di krill tra i quali squali, balene e pesci di dimensioni più piccole.

Il secondo, invece, è stato condotto dalla ricercatrice Penelope Lindeque e pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Nature. In questo caso, ad essere analizzate sono state le deiezioni di alcune foche ospiti di un santuario e i tratti digestivi degli sgombri selvatici con i quali queste erano state nutrite. Il risultato? Quasi un terzo dei pesci e quasi la metà delle feci delle foche conteneva da uno a quattro frammenti di plastica. Tra le fibre plastiche più diffuse l’etilene-propilene e il polietilene (utilizzato per lo più per realizzare sacchetti di plastica e bottiglie), seguite da una serie di altri polimeri. In totale, i ricercatori hanno rinvenuto 12 diversi tipi di polimeri.

Allarme inquinamento da plastica: dalle prede ai predatori nella catena alimentare

Entrambe le ricerche, dunque, confermano quanto già ipotizzato da tempo dagli studiosi: le microplastiche possono essere (e vengono) trasferite dalle prede ai predatori in cima alla catena alimentare. Il “percorso” di questi materiali plastici, naturalmente, non è limitato ai pesci: riguarda infatti qualsiasi individuo che faccia parte di questa catena alimentare, quindi anche l’uomo, come spiegano i ricercatori. Come se ciò non bastasse, la plastica rappresenta un grave danno anche per l’ambiente: ormai non si contano più gli animali acquatici che ogni giorno sono vittime dei rifiuti gettati in mare dall’uomo, tra soffocamento e lesioni di ogni genere.

L’eliminazione del pesce dalla nostra dieta sarebbe quindi un bene, non solo per motivi salutistici ma anche etici e ambientalisti. Il consumo di prodotti ittici, però, risulta in continuo aumento: in Italia, ad esempio, a causa della pesca indiscriminata, le risorse di pesce dello scorso anno si sono esaurite con ben 8 mesi di anticipo. Lo sfruttamento intensivo dei mari avrà con molta probabilità devastanti conseguenze nell’immediato futuro con la diminuzione, fino all’effettiva estinzione prevista nel giro di pochi decenni, di molte specie ittiche presenti nei nostri mari.

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