Trashed: i rifiuti “tornano indietro” e noi li mangiamo

Esistono porzioni di mare in cui c’è più plastica che plancton. Nelle zone del mondo ad alto tasso di inceneritori una mucca accumula nel corpo la stessa quantità di diossina che accumulerebbe un uomo se respirasse accanto a lei per 15 anni. Produciamo più rifiuti ora  di quanto non abbiamo mai fatto nell’intera storia del genere umano. Queste sono solo  alcune delle verità che emergono guardando il documentario di Candida Brady con  Jeremy Irons “Trashed“, proiettato a Milano in occasione della giornata dedicata al riciclo e agli stili di vita sostenibili. Il docu-film porta lo spettatore in giro per il mondo per scoprire la situazione reale dell’impatto dell’uomo sul pianeta terra, un pianeta che stiamo distruggendo, generando continuamente rifiuti che il sistema naturale non è in grado di assorbire, di rinnovare, come accade, invece, con i rifiuti di qualsiasi altra specie vivente.

Il dramma della plastica

Il problema è gravissimo, e in “Trashed” il dito è puntato soprattutto sulla plastica. E’ questo materiale, infatti, a creare il maggior numero di danni sull’ambiente, non solo accumulandosi ma anche bruciando. Meno usa e getta, meno imballaggi, soprattutto per gli alimenti (pensiamo che, per esempio, per ogni millilitro di liquido, il doppio del suo peso è in plastica per renderne agevole il trasporto), più riutilizzo, meno spreco, meno sacchetti di plastica (anche i biodegradabili, secondo i dati raccolti nel documentario, sono dannosi soprattutto per i mari). Una nuova cultura, una rivoluzione necessaria per evitare che la Terra venga sommersa dai nostri rifiuti.

Cosa mangiamo?

L’impatto dell’uomo è devastante come lo sono le immagini che scorrono sotto i nostri occhi in questo film: coste libanesi trasformate in discariche con montagne di rifiuti alte fino a 40 metri, corsi d’acqua in Indonesia completamente pieni di rifiuti che decomponendosi  vanno ad inquinarla in modo tossico rendendo pericoloso anche solo lavarci i panni (peccato che quest’acqua venga usata anche per bere), inceneritori che producono diossina che supera di 13 mila volte la soglia di sicurezza e strade di città che vengono ribattezzate “vie del cancro” per l’altissima incidenza di patologie tumorali. Tutto questo parte anche dai nostri più piccoli gesti quotidiani, anche solo buttare un mozzicone di sigaretta a terra crea danni irreparabili al terreno e alle acque. Tutto questo, a catena, finisce poi nel nostro cibo. I più colpiti sono carne e pesce ma, a seguire, anche le verdure non se la passano meglio. Il problema è che tutto cioò che finisce nell’aria, nell’acqua e quindi nel terreno, l’uomo lo riassorbe attraverso l’alimentazione: non possiamo girarci dall’altra parte.
Infine, anche se vedere la sala del cinema praticamente deserta era desolante, il messaggio del documentario è positivo: la rivoluzione è a due passi da noi, bastano piccole accortezze per iniziare a modificare gli anelli di una catena di azioni lunghissima che fa l’intero giro del mondo. Un’azione fra le tante? Scegliere di mangiare meno carne, meno pesce e acquistare in modo consapevole: iniziamo la “rivoluzione”.

Federica Giordani

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