Olio di palma: la storia in 5 tappe

Dai primi allarmi alla decisione dei supermercati di toglierlo da alcuni prodotti a marchio: la storia dell’olio di palma tra polemiche, fazioni e documenti informativi

olio di palma storia

E’ uno degli ingredienti più criticati dei nostri cibi industriali e lo si trova nei biscotti, nelle merendine del supermercato, nelle farciture di dolci confezionati e nelle creme spalmabili, in quasi tutti i cibi pronti e anche nei prodotti per la prima infanzia. Cerchiamo di ricapitolare le tappe fondamentali che hanno portato alla ribalta questo elemento naturale.

 

1 – L’allarme ambientale e animalista

Tante sono le inchieste emerse negli ultimi anni sulle conseguenze nefaste dell’olio di palma e sul suo processo di produzione, che risulta causa primaria della devastazione delle foreste pluviali del sud-est asiatico (Indonesia e Malesia in particolar modo) in atto, sacrificate proprio per far posto alle coltivazioni di olio di palma. Oltre alla distruzione della biodiversità di questi ecosistemi e al notevole ridimensionamento della popolazione di tigri e oranghi, le popolazioni locali vengono ridotte in schiavitù diventando forza-lavoro senza diritti, sfruttate dalle multinazionali agro-alimentari e non, e a causa della deforestazione aumentano la produzione di gas serra e il consumo di acqua, fertilizzanti e pesticidi.

2- 2014: obbligo di inserirlo nelle etichette

Il 13 dicembre del 2014 entra in vigore la direttiva europea sull’etichettatura dei prodotti: ogni ingrediente deve essere specificato e non sono più valide le diciture generiche. L’espressione “Oli e grassi vegetali”, che fino a quel momento nascondeva l’olio di palma, non è più utilizzabile. Sulle confezioni di molti prodotti inizia a comparire la dicitura “Senza olio di palma” a riprova del fatto che il mercato chiede prodotti in cui non si utilizzi quest’olio. Il servizio di Report del 3 Maggio 2015 porta alla ribalta del grande pubblico la questione “olio di palma”.

3 – Nasce il “Consorzio olio di palma sostenibile” 

A seguito delle inchieste promosse dalle associazioni e di un clima di diffidenza sempre più diffuso anche in Italia, a inizio 2016 si costituisce l’Unione Italiana per l’Olio di Palma Sostenibile, con presidente Giuseppe Allocca, con l’obiettivo di fornire maggiori informazioni e di contrastare le notizie emerse. Viene anche lanciata una diffusa campagna di comunicazione (anche con uno spot in tv) per raccontare agli italiani cos’è l’olio di palma e perché – al contrario di quello che molti pensano – anche l’olio di palma può essere sostenibile e “senza rischi per la salute”.

4 – Interviene il Ministero della Salute 

La dieta degli italiani continua a essere troppo ricca di grassi saturi ed è quindi consigliabile ridurre il consumo di prodotti contenenti olio di palma, soprattutto nell’alimentazione dei bambini: l’indicazione arriva dall’Istituto Superiore di Sanità nel marzo 2016 che, su richiesta del Ministero della Salute, ha elaborato un documento generale sulle conseguenze per la salute dell’utilizzo dell’olio di palma. Nel documento si parla di quantità: troppi grassi saturi fanno male e le dosi medie assunte dalla popolazione italiana, soprattutto dai più piccoli, sono di 27 grammi al giorno di cui circa 5 grammi provenienti dall’olio di palma. Una media del 12% di grassi saturi totali consumati dalla popolazione italiana che supera di 2 punti quel 10%, limite segnalato dallo stesso Ministero.

5 – EFSA: “Glicerolo cancerogeno”

Pochi giorni fa il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha chiesto al Commissario europeo per la salute e la sicurezza alimentare di avviare con urgenza l’esame del parere Efsa pubblicato sull’olio di palma: nelle 160 pagine del dossier dell’Efsa, infatti, si legge che l’olio di palma contiene tre sostanze tossiche (una delle quali classificata come genotossica e cancerogena) e pertanto si sconsiglia il consumo di prodotti alimentari con discrete quantità di questo grasso tropicale. Recentemente sono anche arrivate notizie da catene come Coop, Carrefour ed Esselunga che hanno abolito l’uso dell’olio di palma nei prodotti a marchio, dimostrando un trend in crescita e sempre più tendente alla sua eliminazione da ciò che consumiamo abitualmente.

Yuri Benaglio

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