L’uva più cara del mondo: 360 dollari ad acino

E’ della varietà Ruby Roman, coltivata in Giappone dal ’92. Il vincitore dell’asta: “Prometto di farne assaggiare un po’ a qualche fortunato cliente”.

uva più cara del mondo

Venduto per 1,1 milioni di yen (circa 10.900 dollari): non è una borsa né un abito d’alta moda, bensì un grappolo d’uva.

Il record

Un grappolo di circa 30 acini d’uva è stato venduto in Giappone nella giornata di giovedì 7 luglio alla cifra record di 1,1 milioni di yen, il corrispettivo di quasi 11.000 dollari. Significa che ogni acino vale più di 360 dollari.

La varietà è quella Ruby Roman: questi grappoli crescono nella prefettura di Ishikawa, in Giappone, dal 1992 e ciascun acino arriva a pesare 20 grammi per un contenuto di zuccheri vicino al 18%. Volete farvi un’idea della loro taglia? Pensate alle palline del ping pong

La felicità del vincitore 

Le persone in Giappone pagano spesso alte cifre per la frutta stagionale, considerata uno status symbol: lo scorso anno, come riporta il Guardian, un paio di meloni (in assoluto il frutto più prezioso della nazione) sono stati venduti per 1,5 milioni di yen. “Queste sono vere perle Ruby Roman. Le esporremo nel nostro store prima di dare ai nostri clienti un campione assaggio” ha riferito il vincitore dell’asta Takamaru Konishi alla stampa.

Come mai i prezzi spropositati ?

In media un grappolo d’uva costa sei euro, lo stesso vale per tre fichi, un melone arriva fino ai 40 euro. Ma perché la frutta è così cara in questo Paese? Perché è buonissima e bellissima, perfetta nella forma, nel colore e nella sua marcata succosità. Dietro ad ogni prodotto c’è un grande lavoro di studio, di ricerca e di lavoro pagato profumatamente: i frutti, mentre crescono sulla pianta, vengono protetti dalle intemperie ad uno ad uno e controllati nei rispettivi valori nutrizionali. E’ quindi il costo della manodopera a determinare il prezzo finale del prodotto: questo spiega perché le banane importate dall’Africa o dal Sud America, ad esempio, costano più o meno come da noi.

Yuri Benaglio 

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