Il maglione fatto con gli scarti del cocco per salvare 150 milioni di alberi all’anno

Il rayoon e il rayon viscosa richiedono la produzione di cellulosa che arriva dagli alberi. Un’azienda australiana ha inventato con successo una fibra vegetale tratta dagli scarti del cocco che potrebbe cambiare davvero le cose

Fibra-cellulosa-senza-alberi

Per realizzare una delle fibre vegetali più famose ed utilizzate nel mondo, il rayon (o il rayon viscosa) vengono abbattuti ogni anno circa 150 milioni di alberi. Insomma, non è detto che usare fibre vegetali per vestirsi ci metta al riparo dal creare danni al nostro ambiente. Alfie Germano, australiano, ci ha riflettuto sopra e ha deciso di sperimentare una soluzione creando un’azienda, la Nanollose Ltd, che partendo dagli scarti organici della lavorazione del cocco, crea cellulosa vegetale lavorabile per diventare tessuto. Questo materiale non solo può essere utilizzato per realizzare vestiti ma anche per il packaging dei prodotti, carta e numerose altre applicazioni anche in campo medico.

Non abbiamo dovuto abbattere nessun albero per creare questo maglione – spiega Alfie Germano mostrando le immagini di alcuni prototipi di vestiti creati con la sua fibra vegetale – abbiamo dimostrato che la nostra fibra Tree-Free Rayon può essere utilizzata nello stesso modo di altre fibre di uso comune per produrre abbigliamento e tessuti, senza il pesante impatto ambientale che ne deriva”. Ma come funziona questo processo di produzione?

Fibra tratta dal cocco

Come nasce questa fibra vegetale?

Una volta recuperati gli scarti organici delle lavorazione del cocco questo materiale viene lasciato fermentare: “La fibra viene ricavata utilizzando microbi che trasformano i rifiuti di biomassa liquida provenienti da varie industrie alimentari in cellulosa microbica – spiega l’azienda sul suo sito internet – in un processo che richiede meno di un mese e pochissima terra, acqua o energia. La cellulosa microbica viene poi convertita in fibre per produrre Nullarbor FibreTM, utilizzando la tecnologia Nanollose, compatibile con gli impianti industriali di lavorazione e produzione esistenti”. Insomma, qualsiasi industria tessile che al momento produce fibre sintetiche vegetali potrebbe già convertirsi senza nemmeno cambiare i propri macchinari.

Jelli grow

Una vaschetta che contiene il materiale Jelli Grow, completamente vegetale

Non solo maglioni

Con questa fibra la startup australiana ha già provato a realizzare vestiti e maglioni che risultano morbidi e caldi con caratteristiche molto simili a quelle del rayon ma non si è limitata a questo.

La Nanollose sta lavorando con successo anche ad un materiale, il Jelli Grow, completamente vegetale e realizzato da materiali sempre di scarto che permetterebbe la germogliazione dei semi in varie situazioni e con un ottimo risparmio di suolo e acqua, dato che il materiale ha un’ottima capacità di mantenere la sua idratazione per lungo tempo.

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