Free John Doe: un team di investigatori denuncia la realtà degli allevamenti italiani

Un team di esperti dell’indagine, affiancati da un gruppo volontari, dà voce agli animali negli allevamenti, mostrando ciò che avviene realmente


Sono stati loro ad accompagnare le indagini di “Animali come noi” si Rai2 ed è anche grazie a loro, da oggi, che l’Italia sarà più informata su quello che accade dietro le mura dei capannoni degli allevamenti intensivi. Nasce in Italia una nuova Unità Investigativa indipendente in difesa dei diritti animali, si chiama “Free John Doe” (FJD) ed è composta da un team investigativo il cui compito è quello di denunciare pubblicamente la violenza inferta agli animali all’interno degli allevamenti e dei macelli. Al fianco degli investigatori, inoltre, una rete di attivisti volontari che fanno parte del “gruppo di supporto”, che si impegnano a rendere pubbliche, attraverso la pagina Facebook dell’iniziativa, informazioni e materiale audiovisivo spedito in forma anonima dal team stesso. Un’incursione nella realtà degli allevamenti italiani, quindi, che in alcuni casi prevede anche l’intervento diretto “per salvare animali trovati in condizioni critiche all’interno delle strutture sotto indagine”. Il nome del nuovo team parla chiaro: si salva, si libera, chi non ha nome. “John Doe”, infatti, è un nome fittizio che nella cultura statunitenese indica un uomo la cui identità è sconosciuta o che deve rimanere tale.

Carezze Free John doe2

L’immagine qui sopra mostra è tratta dal un brevissimo video (in alto) realizzato dal team investigativo di FJD all’interno di un grande allevamento italiano: il conforto di una carezza per un animale ormai in fin di vita, lasciato a morire in un angolo. ” Le immagini descrivono l’attuale situazione dei suini nei reparti all’ingrasso di alcuni allevamenti italiani considerati “d’eccellenza” – afferma il team – Animali feriti, stressati e ormai in fin di vita, che hanno avuto solo la possibilità di ricevere un gesto di affetto e di conforto degli investigatori, prima della fine della loro agonia all’interno di un allevamento intensivo”.

Il punto è che, se non fosse per il lavoro di pochi volontari che rischiano continue denunce e ripercussioni penetrando sotto copertura negli allevamenti, tutto questo passerebbe sotto silenzio. L’industria degli allevamenti intensivi, infatti, ha tutto l’interesse che queste realtà rimangano lontane dagli occhi e dalle orecchie dei consumatori, ma è grazie anche a persone come gli attivisti di Free John Doe se oggi noi tutti abbiamo la possibilità di scegliere con consapevolezza.

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