Italia: 400.000 bovini macellati in meno in tre anni. Merito delle scelte “alternative”

Diminuiscono le quantità di carne consumata: a lanciare l’allarme Confagricoltura. Un appello all’Europa per “risollevare le sorti”

Consumi carne italia

In questo caso la fonte non può che essere affidabile: la bella notizia arriva direttamente da Confagricoltura, la Confederazione Generale dell’Agricoltura Italiana. La presidente della Federazione nazionale di prodotto per la carne bovina di Confagricoltura Elide Stancari, infatti, durante la sua udienza presso il Parlamento Europeo tenutasi il 21 marzo 2017, ha chiesto a gran voce “aiuti e politiche di sostegno” per il settore carni italiano.

In meno di tre anni, secondo i dati riportati, “si sono registrati una contrazione del numero delle imprese di 20.000 unità, passando dalle 89.000 del 2013, alle 69.000 del 2015 e una diminuzione della mandria nazionale di circa 60 mila capi ed un calo nelle macellazioni di circa 400 mila capi“. Ma da che cosa è causata questa contrazione dei consumi? La Stancari ha parlato di un duplice versante: da una parte la paura per la sicurezza alimentare sui prodotti a base di carne rossa e il loro consumo (dovuti anche all’allarme lanciato dall’OMS riguardo l’inserimento delle carni processate nel gruppo 1 e di quelle non processate nel gruppo 2A) e la conseguente propensione ad un diverso stile di vita e alimentazione, dall’altro la diminuzione del potere di acquisto delle famiglie. Quindi è chiaro come la domanda determini l’offerta e che l’informazione, la conoscenza dei processi produttivi che sottostanno alla produzione di carne, stiano determinando sempre di più le scelte di mercato.

E’ urgente e necessario – ha detto la Stancari – che la futura politica europea per il settore della carne bovina permetta agli allevatori di poter ottenere la giusta redditività dal proprio quotidiano lavoro”. Un appello che sembra davvero molto forte come a dire che il settore sembra non potersi risollevare senza un aiuto esterno, politico e, soprattutto, di comunicazione. Infatti, leggiamo ancora: “Dobbiamo favorire la ricerca e l’innovazione per abbattere i costi di produzione e rendere ancora più sostenibili gli allevamenti […] e riacquistare la fiducia dei consumatori attraverso un’adeguata promozione del consumo di carne attraverso una corretta informazione“. Pare quindi che gli interessi siano privati, quelli degli allevatori, ma la promozione debba essere pubblica, plenaria, politica. Eppure di sostegni economici il comparto ne riceve, ne ha ricevuti, anche dall’Europa, nonostante il parere contrario anche di associazioni come SlowFood. 

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