Allevamenti intensivi in Italia, Essere Animali: “Ecco che cosa vediamo ogni giorno”

Come vivono gli animali da allevamento in Italia? Lo abbiamo chiesto a Essere Animali, associazione italiana nota per le sue investigazioni sotto copertura.

Quelle di animali sporchi, feriti e sofferenti negli allevamenti molto spesso ci sembrano immagini lontane da noi, dalla nostra quotidianità e dal nostro Paese. La realtà è che anche in Italia esistono moltissimi allevamenti intensivi che sfruttano milioni di esseri viventi per trarne profitto. Per conoscere realmente la situazione degli allevamenti italiani abbiamo intervistato Claudio Pomo, responsabile delle campagne di comunicazioni dell’associazione Essere Animali, associazione no-profit che lotta quotidianamente contro lo specismo e la sofferenza animale producendo e diffondendo video e materiale fotografico degli allevamenti dove milioni di individui sono prigionieri di una mentalità che li considera unicamente “oggetti” atti a soddisfare i bisogni dell’uomo.

Cosa avete scoperto tramite il vostro lavoro? (Le vostre indagini sotto copertura sono note: qual è la situazione vera degli allevamenti italiani?)

Da quando abbiamo iniziato questo lavoro di documentazione ci si sono spalancate le porte di un mondo terribile, peggiore di quanto potessimo immaginare. Una cosa è vedere dei video, un’altra è essere lì, sentire le testimonianze di attivisti che si sono trovati di fronte ad animali privati di tutto, sofferenti, agonizzanti, in mezzo a un odore indescrivibile – una pesantezza dell’aria che ti colpisce in viso appena entri – e rumori collegabili alla prigionia: sbarre, catene, gabbie. Il mondo degli allevamenti italiani in tutto questo non è diverso da quanto mostrato in documentari americani o europei. Noi volevamo far vedere alle persone proprio questo e mostrargli che anche dietro a casa loro esistono luoghi che a volte potrebbero ricordare ambientazioni da film horror per quanto sono tetri, sporchi, cupi e trasudino dolore. La stessa cosa ci è stata detta da fotografi e giornalisti che hanno partecipato alle nostre investigazioni.

Gli allevamenti intensivi significano sempre sofferenza per gli animali o se si seguono le leggi le cose migliorano?

Nessuna norma è stata scritta a misura di animale e nessun allevamento è stato pensato per farli stare bene. Ed è proprio questo che vogliamo far conoscere alle persone: gli allevamenti intensivi sono un orrore a norma di legge, dove è possibile mutilare cuccioli, separarli dalla madre appena nati, rinchiuderli in spazi dove non possono nemmeno estendere completamente il proprio corpo o muoversi liberamente. Sono luoghi in cui si può non aver mai visto il sole, toccato il terreno o sentito il vento e l’aria fresca. Questo accade a norma di legge e questo deve far riflettere le persone.

Esistono delle “classifiche” rispetto alle condizioni degli animali: ci sono allevamenti migliori o peggiori in base alla specie?

Ogni specie ha diverse tipologie di allevamento, create per massimizzare la produzione, e alcune tra queste sono più crudeli di altre. Non è possibile fare una “classifica”, ma di sicuro gli animali che colpiscono di più il nostro Team Investigativo sono le scrofe in gabbia, private della possibilità di muoversi e con uno sguardo che colpisce diritto al cuore. Ma anche le galline e conigli in gabbia non sono da meno. Gli allevamenti di galline e conigli sono pile di gabbie una sopra l’altra, file quasi interminabili di metallo in cui gli animali sono letteralmente inscatolati, privati di ogni minima necessità etologica. Luoghi veramente surreali, tanto è innaturale vedere degli esseri viventi cresciuti in quelle condizioni.

vitello

Facciamo un esempio: su 10 allevamenti visitati, in media, quanti ne trovate fuori norma nelle vostre incursioni?

Credo che se andiamo a guardare tutte le norme, anche le più piccole, si possa tranquillamente parlare di 8 o 9 su 10 che non le rispettano.

Nel caso di situazioni fuori legge, denunciate? O l’atto comunque illegale delle incursioni ve lo impedisce?

Dipende dalla situazione e dal focus del lavoro che stiamo portando avanti. Se è in corso un’investigazione ampia e a lungo termine è probabile che le immagini raccolte escano anche molto tempo dopo e quindi evitiamo di denunciare situazioni che potrebbero non essere più attuali o che farebbero saltare la copertura dell’intero lavoro. Altre volte invece abbiamo denunciato allevamenti, per situazioni specifiche dove abbiamo filmato maltrattamenti o in cui per la pesantezza della situazione valeva la pena farlo nonostante la violazione di proprietà privata. Di norma denunciamo solo situazioni in cui abbiamo buone possibilità di ottenere delle condanne o il sequestro degli animali. Siamo reticenti nello sporgere denuncia perché facendole si corre sempre il rischio di focalizzare l’attenzione più sul singolo caso o sul mancato rispetto di determinate direttive che non sulla sofferenza che gli allevamenti o le pratiche annesse provocano a prescindere dal rispetto delle leggi. Il nostro obiettivo è informare più persone possibili, creare consapevolezza e spingere la società, verso un cambiamento. Per questo ogni volta valutiamo molto attentamente il modo migliore per ottenere il massimo dalle diverse situazioni.

Siete mai stati in un allevamento “bio”? Cambiano molto le condizioni degli animali?

Abbiamo visitato prevalentemente allevamenti biologici di galline. C’è da fare un’onesta distinzione tra allevamenti bio piccoli e quelli industriali, il cosiddetto bio dei supermercati. In quelli piccoli le cui uova costano di più e si trovano solo in negozi biologici e in piccole reti di mercato gli animali hanno spesso molto spazio, ma è possibile perché i numeri sono bassi, mentre per quelli industriali si trovano comunque in situazioni di affollamento e alto tasso di mortalità. Abbiamo fotografato capannoni chiusi con dentro fino a 6.000 galline, le cui uova vengono vendute come bio. Come abbiamo detto altre volte, purtroppo, la “morte bio” non esiste. Nei macelli la sofferenza è sempre la stessa.

Di seguito “Divieto di accesso” uno dei video realizzati da Essere Animali tra giugno e dicembre 2015 in alcuni allevamenti intensivi italiani, tutti a norma di legge. Clicca qui per leggere il nostro articolo a riguardo.

Foto di apertura tratta dal sito Essere Animali.

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