Deforestazione: in Amazzonia, dopo 15 anni, meno danni causati dalla soia

La moratoria legata allo deforestazione in Brasile causata dalla coltivazione della soia mostra i suoi risultati anche se molto poco incisivi.

La foresta amazzonica in Brasile

L’Amazon Soy Moratorium (ASM) è un accordo formale messo in atto nel 2006 in seguito a una campagna di Greenpeace per la salvaguardia dell’Amazzonia brasiliana. I grandi rivenditori di soia che la sottoscrissero si impegnarono a bloccare la deforestazione messa in atto per dare spazio ai campi, e a non acquistare soia proveniente da nuove colture.

Ora, quindici anni dopo quell’accordo, un team di ricerca dell’Università della California a Santa Barbara e dell’Università del Wisconsin-Madison ha analizzato gli effetti di queste misure, pubblicando lo studio su Nature Food, la rubrica di Nature dedicata al cibo.

I risultati sono molto positivi, come ci si poteva auspicare da alcune premesse: per prima cosa, ben il 90% dei rivenditori di soia firmò l’ASM, spingendo i produttori a fornire esclusivamente soia che non provenisse da zone deforestate dell’Amazzonia. In secondo luogo, si rivelò preziosa la collaborazione tra privati (ossia i rivenditori), il governo dell’epoca (che monitorava l’andamento con controlli satellitari e registri locali) e le Ong. La partecipazione di WWF, The Nature Conservancy e altre associazioni oltre a Greenpeace diede ulteriore credibilità all’iniziativa.

I benefici e il contesto

I calcoli hanno evidenziato come la moratoria ha salvato dalla distruzione oltre 18 mila km2 di foresta (un’area più ampia del Lazio). Occorre tenere a mente, però, che questo calo nell’andamento della deforestazione non corrisponde che a uno 0,66% circa rispetto ai valori di controllo: un dato infinitesimale se rapportato all’arco di tempo entro il quale si è verificato.

Non si sono verificate, tuttavia, alcune ripercussioni che si temevano agli inizi del processo. I campi di soia, per esempio, non sono stati trasferiti su terreni adibiti a pascolo (non comportando, così, danni a quel settore e impoverendo altre zone del Brasile); non si è verificata nemmeno una diminuzione della quantità di soia prodotta. Al contrario, la produzione di soia è addirittura aumentata: dai 4,9 milioni di tonnellate del 2006 ha raggiunto i 17,2 milioni nel 2019.

I campi di soia nella foresta amazzonica

I campi di soia nella foresta amazzonica. © Greenpeace / Daniel Beltrá

Tra il 2006 e il 2016, la deforestazione in Amazzonia attribuibile alla coltivazione della soia è diminuita del 35% rispetto quella che sarebbe stata causata dalle coltivazioni senza l’entrata in vigore dell’accordo.
Contemporaneamente all’introduzione dell’ASM, il governo brasiliano aveva a sua volta iniziato a varare alcune norme per arginare la deforestazione. L’ASM, però, si distingueva da queste politiche per tre caratteristiche, che hanno permesso ai ricercatori di ricondurre con sicurezza i cambiamenti individuati all’iniziativa di Greenpeace e non all’opera del governo:

  1. è entrata in vigore nel maggio 2006;
  2. è stata applicata limitatamente al territorio amazzonico;
  3. è specifica per le nuove colture di soia.

L’introduzione dell’ASM ha incoraggiato l’avvio di iniziative simili, come la Terms of Adjustment of Conduct (TAC) da Carne del 2009 destinata agli allevamenti animali. L’insieme di queste iniziative ha fatto sì che complessivamente il tasso di deforestazione dell’Amazzonia brasiliana diminuisse dell’84% dal 2004 al 2012.

Le prospettive future

Nel 2016 i rivenditori di soia hanno rinnovato la loro adesione alla moratoria a tempo indeterminato: ad oggi, quindi, il 98,6% di tutta la soia coltivata in Brasile proviene da aziende firmatarie dell’ASM, e nessuna delle cause della deforestazione è attribuibile a nuove coltivazioni di soia.
Nonostante ciò, e sebbene i numeri siano inferiori a quelli che, nei primi anni del Duemila, spinsero l’iniziativa di Greenpeace, la distruzione delle foreste in Sud America continua ad avanzare a ritmi molto sostenuti: il dato più recente è quello fornito dalla BBC nello scorso giugno. Secondo le rilevazioni effettuate dal governo brasiliano, gli incendi nella foresta amazzonica del Brasile sono aumentati di quasi il 20% a giugno – il valore massimo raggiunto da 13 anni a questa parte per il mese”.

Nello stesso anno, il documentario “Soyalism” ha ripercorso la filiera industriale della carne suina e ha dimostrato come l’80% della soia viene impiegata come mangime negli allevamenti intensivi, ribadendo ancora una volta il problematico legame che sussiste tra consumo di carne e deforestazione.

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