Essere Animali, nuova inchiesta: brutalità sui suini del circuito DOP

Ancora brutalità verso i suini, documentata in due allevamenti intensivi italiani. Uso improprio di scariche elettriche, taglio della coda e castrazione chirurgica senza anestesia.

Una nuova indagine dell’associazione Essere Animali ha documentato violenze sugli animali, dal taglio della coda alla castrazione chirurgica, in due allevamenti in provincia di Verona e Pavia “che risultano essere fornitori del circuito DOP, come Prosciutto di Parma e Prosciutto San Daniele”. Le due strutture sono state denunciate dall’associazione.

L’indagine dell’associazione animalista

All’interno dell’allevamento intensivo in provincia Verona, secondo la documentazione video dell’infiltrato di Essere Animali, i suini sono stati ripetutamente colpiti sul muso con spranghe di ferro, trascinati per le orecchie sul cemento o gettati a terra durante le operazioni di spostamento degli animali da parte dei lavoratori. L’indagine ha mostrato anche l’uccisione di suini malati o troppo deboli attraverso “metodi approssimativi”, prolungando, di fatti, l’agonia degli animali. Anche i suinetti (ossia i maiali dallo svezzamento all’età di dieci settimane), vengono più volte scaraventati a terra, come è possibile vedere nelle immagini.

Nell’allevamento in provincia di Pavia, l’operatore di Essere Animali ha registrato anche operazioni di carico irregolari dei maiali destinati al macello, condotti “sulla rampa dei mezzi di trasporto con calci e l’utilizzo di strumenti che trasmettono scossa elettrica“.

Scariche elettriche: uso improprio e sofferenza degli animali

Nel caso dell’uso del teaser nell’allevamento, come riportato dall’associazione, i suini hanno ricevuto scariche sul muso ripetutamente, anche nei casi in cui fossero impossibilitati a muoversi o non reagissero. Secondo il Regolamento 1/2005/CE “sulla protezione degli animali durante il trasporto e le operazioni correlate”, l’uso di scariche elettriche, deve essere limitato il più possibile, solo su bovini o suini adulti, che abbiano davanti a sé spazio per muoversi, non devono durare più di un secondo e applicate solo ai muscoli dei quarti posteriori e non devono essere ripetute se l’animale non reagisce (articolo 35).

Una delle immagini tratte dalla documentazione video di Essere Animali

Trattamento dei giovani suini

Come riporta Essere Animali, anche questa inchiesta ha mostrato la pratica del taglio della coda e, nel caso dei maschi, la castrazione chirurgica, senza l’uso di anestesia o analgesia. Il taglio della coda dei suini viene effettuato per evitare che i suini si morsichino a vicenda. Le cause che portano i suini a mordersi la coda sono di carattere ambientale e di gestione inadeguata dell’allevamento, come specifica non solo Essere Animali, ma anche la stessa Raccomandazione della Commissione Europea 2016/336, per cui la soluzione non deve essere il taglio della coda da parte dell’allevatore, ma un cambiamento nella gestione dell’allevamento.

Gli esempi riportati dalla stessa Raccomandazione comprendono l’aggiunta di materiali di arricchimento, una maggior pulizia, comfort termico e qualità dell’aria, controllo dello stato di salute dell’animale, l’alimentazione e la competizione per l’alimento e lo spazio; i suini preferiscono andare alla ricerca del proprio cibo, mangiare e riposare in gruppo: lo spazio e le risorse da dedicare a ciascun suino dovrebbero essere almeno sufficienti per soddisfare la necessità dell’animale, evitando il morso della coda.

Una delle gabbie di gestazione delle scrofe nell’allevamento

Castrazione chirurgica: pratica ancora diffusa in Italia

In Italia, la legge che regola la castrazione dei suini fa riferimento unicamente a quelli che abbiano superato i sette giorni di vita. Nel caso di suini ancora più giovani non ci sono riferimenti.  La castrazione chirurgica, che in teoria sarebbe dovuta essere abbandonata nell’Unione Europea già dal 1 gennaio 2018, viene ancora effettuata dagli allevatori per impedire la formazione dell’odore di verro, causato dall’accumulo di due composti nel grasso dell’animale, sgradevole durante il consumo della carne di “suini non castrati che abbiano raggiunto la pubertà” e per evitare comportamenti sessuali indesiderabili o aggressivi dei suini maschi. I suini sottoposti a castrazione provano dolore e stress, soprattutto se castrati senza l’utilizzo di anestetici e analgesici.

Sebbene la legge preveda l’uso dei farmaci, questa pratica non viene spesso rispettata dagli allevatori. L’operazione è condannata dall’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) e dalla Federazione dei Veterinari Europei (FVE). Le due soluzioni suggerite dall’UE per evitare la castrazione chirurgica, spesso effettuata da personale non qualificato, è la produzione di maschi interi o la immuno-castrazione, ossia la vaccinazione.

Un suinetto viene afferrato brutalmente da un operatore: l’animale cerca di divincolarsi

 

L’antibiotico resistenza è un problema di tutti

Secondo quanto documentato dall’operatore di Essere Animali, i suinetti ricevono anche una profilassi antibiotica, somministrati ancor prima dell’insorgere di malattie. Questa prassi si riconnette alla questione dell’antibiotico resistenza, che viene considerata una minaccia alla salute pubblica mondiale. Dal 2022 nell’Unione Europea sarà infatti vietato somministrare antibiotici in modo generalizzato e preventivo sugli animali. Si tratta di una questione delicata per la salute umana e animale, “poiché rende più difficile la cura delle malattie infettive”, data la sempre maggior resistenza dei batteri ai farmaci, come sottolinea anche il presidente di Essere Animali, Simone Montuschi.

Infine, Essere Animali denuncia “Ancora un’indagine che mostra la brutalità degli allevamenti intensivi, dove gli animali vivono confinati in capannoni bui, sporchi e pochi operatori sono costretti a gestire migliaia di animali, finendo a non percepire più il confine tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato e a commettere gesti di inaudita crudeltà. Non si tratta di casi isolati, gli allevamenti devono essere riformati, è necessario abbandonare il sistema intensivo”.

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