Come evitare di produrre e “consumare” microplastiche: 15 consigli per iniziare adesso

Dal bucato alla spugna della doccia, le microplastiche sono ovunque. Ridurle ora è urgente più che mai. Ecco i consigli pratici per cominciare subito ad evitarle.

Nel 2019 l’analisi condotta dall’Università australiana di Newcastle e commissionata da WWF International rivelò che una persona ingerisce in media circa 5 grammi di plastica (in microplastiche) ogni settimana: per capirci, il peso equivalente di una carta di credito. Nel marzo del 2022 l’ultimo rapporto dell’Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn) ha dichiarato che quasi 230mila tonnellate di plastica e microplastiche ogni anno vengono riversate nel Mediterraneo.

Oggi questi frammenti di plastica con una grandezza che varia dai 330 micrometri ai 5 millimetri, sono parte della nostra quotidianità: vengono ritrovate negli stomaci degli animali, in frutta e verdura, e ora persino nel sangue umano. Tuttavia se una parte delle microplastiche inquinanti deriva da oggetti in plastica che dispersi nell’ambiente si sono lentamente scomposti in piccole parti, ce ne sono altrettante che provengono da oggetti di cui facciamo uso nel nostro quotidiano. Quale la soluzione abbiamo per contrastare questo fenomeno? Trovare il modo di ridurre drasticamente l’inquinamento da materiali plastici e acquisire maggiore consapevolezza sul tema per evitare di contribuire alla loro dispersione. Le tecnologie attuali stanno attuando diverse soluzioni per rimuovere meccanicamente molti di queste briciole microscopiche, ma anche noi possiamo fare la nostra parte nell’arco di una giornata per ridurne il più possibile e evitarle del tutto. 

A colazione, a pranzo, a cena 

Appena svegli, dopo aver sciacquato bene il viso, arriva il momento della prima colazione. Prima regola in cucina: evitare il monouso. Vediamo altri accorgimento da tenere a mente: 

  • Caffè, tre opzioni: cialde, caffettiera e caffettiera francese. Nel primo caso evitiamo le capsule in plastica e, se necessario, acquistiamo solo le cialde compostabili o in acciaio riutilizzabili da riempire con la nostra miscela preferita. Nel secondo e terzo, da prediligere, possiamo scegliere tra lo sfuso o il confezionato purché sia biologico o fair trade. 
  • Pranzo al sacco, due alternative: panno in cera di soia, bento box in alluminio o in vetro. Per sostituire definitivamente la pellicola trasparente possiamo preparare in casa un panno in cera di soia da riutilizzare più volte per conservare panini, frutta secca e frutta fresca. Per i pasti caldi o freddi optiamo per una bento box in alluminio o per il riutilizzo di un barattolo di vetro.
  • Conservazione dei cibi: scegliamo contenitori riutilizzaibili meglio se dotati di tappo. Addio ai contenitori da frigo e alle ciotole in plastica monouso. A patto che in casa non ne abbiate già a sufficienza, sempre meglio utilizzare alternative in vetro o acciaio resistenti e durevoli.
  • Acqua in bottiglia, solo in vetro o del rubinetto. I ricercatori del Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali dell’Università Statale di Milano nel 2019 hanno scoperto che ogni volta che svitiamo il tappo di una bottiglietta d’acqua di plastica si liberano microplastiche che si depositano sul bordo della bottiglia e vengono ingerite dall’organismo insieme all’acqua. Scegliamo una borraccia riutilizzabile e durevole in acciaio inox o bottiglie di vetro con tappo.

Sotto la doccia: cosmesi e pulizia del corpo

Dopo aver organizzato i pasti della giornata e rimesso in ordine la tavola dopo latte di soia e cereali, via in bagno a prepararsi per uscire! Qualche suggerimento per iniziare subito ad impattare meno, dalla doccia al lavandino:

  • Stop alle spugne sintetiche, scegliamo il naturale: konjac e luffa. Spesso le spugne da supermercato, usandole per un po’, tendono a deteriorarsi e a perdere pezzetti qua e là. La soluzione migliore per bagnare il viso prima della crema idratante senza inquinare, è la spugna naturale di konjac, completamente naturale e biodegradabile. Per il corpo usiamo solo spugne di luffa: 100% naturali e biodegradabili, e grazie alla texture leggermente ruvida favoriscono un’azione esfoliante sulla pelle.
  • No allo spazzolino usa e getta: possiamo optare per lo spazzolino in bamboo con setole rimovibili (da smaltire nell’indifferenziato) o per quello con setole intercambiabili dal manico durevole e longevo. 
  • Da evitare cosmetici che contengono microplastiche. Nel gennaio 2021 è stata vietata la commercializzazione di cosmetici e scrub contenenti microsfere esfolianti: fino a quel momento è stato lecito usare prodotti che ne contenessero per detergere viso e corpo senza considerare che, essendo creme da risciacquo, queste finissero direttamente nelle falde acquifere senza alcuna difficoltà. La legge però non comprende tutti i prodotti contenenti microplastiche, perciò è bene fare attenzione guardando l’inci: se contengono polyethylene (Pe), polymethyl methacrylate (Pmma), pylon, polyethylene terephthalate (Pet), polypropylene (Pp) meglio scartarli e preferire cosmetici ecologici e certificati.

Nell’armadio

Prima di andare a lavoro passiamo apriamo le ante del nostro armadio e verifichiamo le etichette dei nostri capi preferiti:

  • No ai capi sintetici: a causa del boom di capi sintetici degli anni ‘90, molti dei capi di abbigliamento che abbiamo in casa sono probabilmente fatti di questi materiali. Nel momento del lavaggio (che sia a mano o in lavatrice) questi rilasciano microfibre che vanno a decomporsi divenendo microplastiche e dunque urge trovare una soluzione: scegliere, in fase d’acquisto, solo capi d’abbigliamento con tessuti naturali come cotone, lino e canapa (possibilmente certificato organico o biologico).
  • Attenzione alla lavatrice: le Guppy friend bag ci vengono in aiuto. In tanti sembrano ignorare l’impatto dell’abbigliamento sintetico sull’ambiente. Come è emerso da uno studio pubblicato su Nature nel 2019 sono tra i 650.000 e il 1.500.000 di frammenti millimetrici di materiali plastici dei tessuti ad essere rilasciati negli scarichi durante ogni singolo lavaggio: questi passano poi dagli scarichi nel sistema fognario, quasi sempre eludendo filtri e depuratori per poi finire nei corsi d’acqua e nel mare. Le buste per il bucato (riutilizzabili fino a 5 anni) sono in grado di catturare le microfibre rilasciate dai tessuti permettendoci di smaltire i residui manualmente nell’indifferenziata. Mettiamo il bucato al loro interno e poi via nel cestello. Poi stendiamo i capi e rimuoviamo le microplastiche dagli angoli della busta.

A lavoro

Anche la cancelleria ha un impatto notevole: i trend dei social network hanno reso virali astucci pieni di matite e penne colorate e scrivanie perfettamente in tinta, dal temperino al quaderno. Ecco come rimediare:

  • Stop alle penne usa e getta: benvenute penne ricaricabili. Che siano in metallo o con l’involucro in bambù sono senz’altro la soluzione migliore alle penne più economiche che spesso si sfaldano ancora prima di aver esaurito l’inchiostro. 
  • Astuccio in materiale sintetico bye-bye: non è facile trovarne, ma facendo una ricerca abbiamo scoperto che ne esistono anche in cartone, metallo, legno e tela. 
  • Agenda, no in ecopelle: per trovare una soluzione più ecologica all’agenda meglio sceglierne in cartone o in tessuti che imitano la pelle ma in modo cruelty free ed ecologico (come quelle fatte con bucce di mela). 

Fuori casa

Dopo aver staccato da lavoro è ora di uscire con gli amici o occuparsi delle piccole commissioni. Mai più senza: 

  • Borse in tela per la spesa: il riutilizzabile vige anche fuori casa. Porta sempre con te una borsa in tela, possibilmente in cotone organico, per fare la spesa. Se ne hai a disposizione, puoi optare anche per le retine in cotone per frutta e verdura. 
  • Cannuccia in bamboo: che sia ora dello spritz o della spremuta d’arancia a merenda, dimentichiamo le cannucce in plastica. La Direttiva SUP entrata in vigore nel 2019 le ha messe al bando, ma in molti locali se ne trovano ancora delle rimanenze. Per disincentivarne l’utilizzo, che spesso comporta la dispersione nell’ambiente, optiamo per cannuccia in metallo, di carta o… anche senza!
  • Mai più posate monouso: quanto spesso capita che tagliando lo spezzatino di tofu zompi fuori dal piatto il gambo di una forchetta di plastica? In alternativa possiamo portare con noi delle posate di metallo o in legno di bamboo per qualsiasi occasione di pranzo o cena da asporto.

Se volete altri consigli per sperimentare una vita più sostenibile e zero waste, non perdetevi la nostra newsletter gratuita dedicata al tema: per 15 giorni, 15 consigli pratici per ridurre il proprio impatto, mangiare bene e sentirsi meglio!

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