Arrivano dall’America i costumi da bagno vegani

Arriva da New York una collezione di costumi da bagno e abbigliamento estivo cruelty-free, idea della stilista e modella vegana Leanne Mai-Ly Hilgart.

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L’azienda newyorkese Vaute Couture presenta la sua prima linea di costumi da bagno vegani e abbigliamento estivo completamente veg. La collezione, curata dalla stilista e fondatrice del marchio Leanne Mai-Ly Hilgart, comprende costumi interi e a due pezzi, abiti di chiffon, gonne, tutine e magliette realizzati con materiali eco-compatibili quali fibre 100% vegetali e plastica riciclata, estratta addirittura dai fiumi italiani più inquinati.

Vaute Couture (nome creato fondendo le parole “Haute Couture” e “Vegan”) nasce nel 2009 a New York dall’idea della modella vegana Leanne Mai-Ly Hilgart, convinta che la moda migliore debba essere realizzata senza sfruttamento animale. “L’industrializzazione non può esistere tenendo conto del benessere degli animali e non credo che gli esseri viventi siano fatti per essere indossati”, ha dichiarato. “Mi auguro che un giorno considereremo questa pratica come qualcosa appartenente al passato”.

Il marchio produce decine di capi diversi per ogni stagione ed è famoso soprattutto per i suoi caldi cappotti invernali interamente realizzati senza l’uso di lana, pelle, piume o pelliccia.

Vaute Couture, inoltre, sta promuovendo una campagna per la diffusione di un’immagine positiva del corpo, chiedendo ai propri clienti di postare sui social networks foto in cui indossano gli abiti della nuova collezione.

“Fin da bambina ho amato gli animali, la Terra e le persone e con il mio marchio ho voluto dare avvio a un cambiamento nel mondo della moda“, dice Leanne. “Vorrei che Vaute Couture servisse a creare un business nuovo, ad aprire gli occhi dei consumatori sui prodotti che utilizzano quotidianamente e sul fatto che le loro scelte si sommano e possono creare davvero un cambiamento positivo a livello globale. La mia azienda – ha aggiunto – vuole essere un aiuto concreto per tutti gli animali sofferenti nel mondo”.

Laura Di Cintio

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