Il cliché del vegano che vorrei non leggere

Un libro e una riflessione su un tema importante: l’immagine mediatica di chi sceglie vegan

Brizzi vegana

La verità è che non ho ben capito quale sia l’obiettivo del nuovo libro di Fausto Brizzi “Ho sposato una vegana”. Intanto spieghiamo, per chi non lo sapesse, chi è Brizzi: è uno sceneggiatore e regista romano che dal 2014 è marito di una ex modella ed attrice, Claudia Zanella, che è vegana. Il libro è uscito pochi giorni fa e sono apparsi alcuni articoli, interviste e anche un video su “Repubblica.it”. Giusto: non mi è molto chiaro neanche lo scopo del video che la”iena” Filippo Roma, che è stato attore in un film di Brizzi, ha realizzato proprio per Repubblica andando in giro per la città eterna a chiedere alle persone se “sposerebbero un vegano/a”.

Brizzi ho sposato una vegana

Claudia Zanella e Fausto Brizzi a Roma durante la presentazione del libro – Immagine da un video Ansa

Ho letto il libro di Brizzi. Non potevo perdermelo. Ero convinta (non so perché) che sarebbe stata una lettura divertente, con lo scopo di smitizzare e smontare pezzo per pezzo la figura del vegano che ti distrugge la pazienza (è una perifrasi lunga, lo capisco, ma non voglio usare parolacce), quello che vorresti prendere e appendere al muro, quello che giudica, critica, che parla di “cadaveri” mentre mangi, quello che ti dice che “morirai presto se continui così…”, quello che ti analizza il cibo, quello che ti controlla l’immondizia per vedere che cosa hai mangiato quando lui non era lì e via discorrendo. Sposato con una persona che ha scelto questa filosofia di vita, immaginavo che Brizzi da onnivoro, avesse voluto raccontare che le cose stanno diversamente. Mi sono sbagliata come Baggio ai Mondiali del ’94.

Il libro racconta, mescolati tutti insieme, i cliché del vegano: dalla scena in cui Fausto trova Claudia in terrazzo a “brucare” erba di grano con i denti direttamente dal vaso, al controllo della spazzatura di lui da parte di lei, passando per l’immagine del marito in adorazione davanti al reparto latticini che sbava nel ricordo della goduria culinaria perduta, fino all’immagine di lei che cura  la calvizie di lui con un composto di sua invenzione con dentro uovo (?) e olio di iperico. Ora: nessuna di queste cose è “sbagliata” nella sostanza. L’erba di grano fa certamente bene, e l’eco cosmesi se fatta con criterio è molto interessante. E’ sbalorditivo però come l’immagine della scelta vegan ne esca completamente impoverita e ridotta a dialoghi da polizia tedesca anni ’40 con lui nel ruolo del “criceto che corre sulla ruota” (testuali parole) e di lei come di una sorta di Signorina Rottermaier dei vegani. Insomma, il libro non mi è piaciuto e sono assolutamente certa che qualsiasi persona onnivora che avrà modo di leggerlo, tirerà un forte sospiro di sollievo all’idea di tornare a casa e trovare la moglie che cucina una bistecca. E’ una storia (vera), si legge nella quarta di copertina, ma ricorda più una sceneggiatura di un film comico con vena di parodia, che non un diario che racconta la storia di una coppia.

Veniamo al video della iena Filippo Roma: se il libro è un concentrato di luoghi comuni sui vegani, il video è il succo liofilizzato delle immagini triviali sugli onnivori. Alla domanda “Sposeresti un vegano?”, le risposte da hit-parade sono nell’ordine: “No, perché se no morimo de fame“- “Vediamo come è a letto, poi decido”-“Loro hanno voluto essere malati, peggio per loro”- “Se non mangi carne non fai l’amore”-“Piuttosto che vegano, meglio della Juve”-“No, io ho il culto dell’abbacchio e delle animelle”. Solamente una ragazza risponde “Si, sono vegana… perché mi sento più leggera”. Ora, l’ironia è favolosa e una delle regole secondo Vegolosi.it e anche secondo me, per poter fare questa scelta, è proprio non prendersi, mai, troppo sul serio. Qui però si esagera. La vera domanda che continuo a farmi analizzando l’immagine mass mediatica dei vegani è questa: possibile che non si riesca mai ad intervistare, ascoltare o invitare ad una trasmissione, un vegano che non spaventi il prossimo, che non lo induca a pensare “Sono degli estremisti fuori dal mondo”? E possibile che l’immagine del carnivoro sia sempre legata al maschio “trombatore” o a quello dominante e un po’ rozzo che “Se non mangio carne non sono più uomo?”.  Perché, davvero, ne esistono tantissimi: noi ne conosciamo decine di migliaia ogni giorno sul nostro giornale.

Federica Giordani

“Ho sposato una vegana. Una storia vera, purtroppo”

F. Brizzi

Einaudi Editore

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