Il nemico del veganismo è la battaglia alla coerenza pura

Il termine “vegano” nel nostro paese è ancora un tabù attorno al quale gravitano leggende e pessima informazione, ma c’è anche un altro nemico di questo movimento filosofico

Si festeggia. Il World Vegan Day è nato nel 1994 per celebrare la fondazione della Vegan Society. E’ stato scelto un giorno particolare, il 1 novembre, perché secondo Louise Wallis, ai tempi una dei membri più influenti della società vegan inglese, si tratta di un giorno che celebra la rinascita e il buon auspicio.

Ma cosa facciamo oggi? In tutto il mondo ci sono iniziative, banchetti informativi; online si moltiplicano articoli e menu vegetali per provare, tentare, vedere com’è essere “vegani”. Nel nostro paese, purtroppo, questa parola continua ad essere una sorta di buco nero nel quale chiunque si avvicini a questo mondo, rischia di cadere.

Ogni movimento di pensiero e azione, contiene al suo interno il germe della sua stessa distruzione: in alcuni casi questi elementi proliferano e distruggono l’idea, in altri vengono fortunatamente soverchiati da chi vorrebbe che il proprio modo di percepire e vivere il mondo, diventasse più riconosciuto e normale. Ora, quello che accade nel nostro paese, è che il veganesimo è stretto in mezzo a due morse che lo schiacciano, deformandolo.

Da una parte i media che hanno un ruolo potentissimo, hanno fatto danni incalcolabili raccontando negli ultimi anni il veganesimo a tratti come una moda, spesso come una follia pericolosa portata avanti da persone prive di coscienza verso i bambini, in parte come di una iper sensibilità nei confronti degli animali (gli animali, insomma, di cosa stiamo parlando quando la gente nel mondo muore di fame?). I meccanismi utilizzati da giornali e tv sono prevalentemente la paura e lo scherno: ridicolizzare, mettere alle corde, creare delle antitesi senza senso, dei buoni e dei cattivi, sono i ciottoli della strada maestra.
Non possiamo negare che, ancora, per la maggior parte delle persone, “vegano” non è una bella parola, eppure, quello che ci sta dietro, è la filosofia di vita più normale, sensata, e pacifica che si possa immaginare. Solo che le persone, la maggior parte della persone, non lo sa (e non vuole nemmeno saperlo, in alcuni casi).

Dall’altra parte ci sono coloro che hanno fatto questa scelta e che la vivono come una battaglia continua. Fermi: non che non lo sia. Il movimento vegan combatte una visione del mondo, quella specista, e lo fa con mezzi svariati. Il concetto alla base è che gli animali non si mangiano, non più. Il nostro passato da uomini delle caverne è finito, le evidenze mediche ci hanno messo al riparo dai dubbi (leciti) sulle nostre scorte di ferro, proteine e b12, e quello che possiamo comprare e cucinare è pressoché infinito. La battaglia pericolosa, però, è quella a favore di una purezza che non può esistere, ad una coerenza perfetta che non sta in piedi per il semplice fatto che siamo esseri umani che vivono (per la maggior parte) in luoghi nei quali portare avanti la purezza del portato filosofico vegan è pressoché impossibile. Facciamo un esempio: anche solo utilizzare dei mezzi di comunicazione come Facebook o Instagram, andrebbe contro le leggi di una coerenza che dovrebbe imporci di non incrementare un mercato fatto anche di sfruttamento dei nostri dati finanziato per la maggior parte da enormi multinazionali che fanno parte del mercato della carne e dei derivati, e che pagano pubblicità su questi sistemi grazie ai quali queste piattaforme stanno in piedi. Eppure, in questo caso, pensiamo a che ruolo hanno questi due social nella diffusione delle informazioni sulla scelta vegan, quante ricette, video, inchieste, articoli, vengono letto in tutto il mondo proprio grazie a questi sistemi, contaminati dai “cattivi”. La coerenza non è affatto sbagliata, ma deve essere perseguita attraverso i mezzi che si hanno, nel luogo in cui si è e nel tempo in cui si vive, cercando di fare il meglio possibile e guardando all’obbiettivo: più persone, sempre di più, che si nutriranno di proteine prevalentemente vegetali, cambiando il sistema di produzione nel quale siamo immersi e del quale, spesso e volentieri anche solo alzandoci la mattina per andare a lavorare, facciamo parte.

Di questa schiera di ricercatori del Santo Graal della coerenza, fanno parte anche coloro che non possono accettare chi ancora non ha preso una decisione sull’alimentazione vegan, o chi fa la spesa al supermercato invece che coltivare il proprio cibo nell’orto, chi usa un cucchiaino di zucchero in più, chi mangia un burger che ricorda la carne anche se è vegetale e via discorrendo. Puntare il dito contro chi non è nel “gruppo” è la seconda parte della tenaglia nella quale è schiacciato il movimento vegan.

In questo World Vegan Day, il nostro auspicio, dopo 7 anni di lavoro su questo magazine, migliaia di conversazioni con i nostri lettori, e migliaia di ricette, è di poter vedere la figura composta dai miliardi di puntini che stanno nascendo in tutto il mondo e che portano il segno inconfondibile della strada verso un mondo più vegetale e meno carnivoro. Alcuni puntini sono a forma di burger vegetali che sanguinano, altri sono a forma di carne coltivata, altri prendono le sembianze di prodotti vegetali venduti dalle terribili e spesso inevitabili grandi aziende, altri miliardi di puntini sono fatti dalle persone che cucinano e mangiano ogni giorno vegano portando al lavoro qualcosa e facendolo assaggiare; molte di queste piccole luci sono fatte dagli attivisti che parlano con le persone spiegando il loro punto di vista senza accusare nessuno; altre da quelli che salvano gli animali dai macelli; altre lucine sono fatte da chi scrive libri, articoli, ricette che possano far capire un nuovo punto di vista facilissimo: possiamo mangiare vegetale senza nessuna difficoltà, non uccidendo più gli animali per cibarci  e facendoli vivere in inferni controllati e ben nascosti, possiamo, tre volte al giorno, cercare di mettere una pezza al disastro ecologico che abbiamo creato, e sentendoci persino meglio.

Se lo guardiamo da lontano, il panorama sarà fatto di questi puntini che si stanno unendo e la figura che ne emergerà (se riuscirà davvero a farlo), sarà la scritta “Buon senso”. Diffondiamo, parliamo, capiamo, approfondiamo leggiamo e accogliamo e usciamo dalla tenaglia.

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