Vegani, cerchiamo di non dire sciocchezze

Il tema del come comunicare dati e notizie sul tema del collegamento fra zoonosi e allevamenti, fra sfruttamento degli animali e pandemie è ora più che mai delicatissimo.

In questo momento il movimento vegano rischia molto. Se chi comunica non starà più che attento, sarà un disastro. Più di prima, il che a dire il vero sembra quasi difficile da pensare. Eppure.

Se bazzicate i social e siete vegani o vegetariani è praticamente certo che vi siate imbattuti in qualche dibattito su temi quali “I vegani avevano ragione: il virus ne è la prova”, “Se fossimo sempre stati veg tutto questo non sarebbe successo” oppure inesattezze ancora più gravi (anzi, gravissime) quali idee sulla maggiore resistenza immunitaria di chi è vegano rispetto all’attacco di virus come il Covid-19. Il tono dei primi due dibattiti è di ordine economico, culturale e sociale, il secondo di carattere medico. Nel primo esistono alcuni punti veritieri, o meglio che presentano dei lati di verità che stanno emergendo lentamente con le varie posizioni a livello nazionale e internazionale che chiariscono il collegamento fra sfruttamento degli animali nel sistema di allevamento e la diffusione delle zoonosi. Nel secondo non esiste alcun tipo di valutazione scientifica (ossia realizzata con il metodo scientifico) che abbia verificato che chi mangia completamente vegetale o prevalentemente vegetale, sia più al sicuro di altri dall’infezione dall’attuale Coronavirus.

Chiarita la situazione, è bene notare che il movimento vegano e dei diritti degli animali in questo momento è come se stesse camminando su un’enorme lastra di ghiaccio: ci si potrebbe pattinare sopra ed arrivare dall’altra parte, magari con qualche risultato interessante, oppure fare passi pesanti e sconclusionati e finire con un sonoro tuffo,nell’acqua gelata e rimanerci. Il dato di fatto che il nostro rapporto con gli altri animali che abitano questo pianeta sempre più disperato, sia collegato alla situazione attuale, non può essere negato. L’hanno spiegato in tanti e nei modi più disparati: le zoonosi arrivano perché gli esseri umani sono a contatto in modo sbagliato con animali che dovrebbero vivere nei loro habitat e che i propri virus (come facciamo noi) se li gestiscono perfettamente. Noi, invece, gli habitat li distruggiamo deforestando, e staniamo questi animali per ottenere profitto dal cibo che riteniamo necessario, o credendo di curare alcune malattie o di stare più in salute. C’entrano anche gli animali che in Occidente crediamo essere “da reddito”: l’influenza Aviaria e quella Suina, per citarne un paio, arrivarono all’uomo attraverso le pratiche di allevamento. In più la deforestazione di cui sopra, viene messa in atto perché serve più spazio per coltivare soia e mais che finiscono per la maggior parte proprio a fare da nutrimento agli animali allevati. Si deforesta anche per trovare nuovi spazi agli allevamenti stessi che si trovano così sempre più vicini alla fauna selvatica.

Sono fatti, lo abbiamo detto, ma il rischio di comunicare in modo rabbioso e completamente non efficace questi aspetti è altissimo: se non si useranno i dati forniti da chi queste verifiche e valutazioni le fa di mestiere, come i ricercatori, i biologi, i virologi, gli scienziati che studiano il nostro impatto sull’ambiente, i filosofi e gli etologi con le loro riflessioni accurate e ragionate sul tema, e si useranno invece slogan da tifoseria, ancora una volta il movimento vegan verrà relegato nella stanza dei pazzi, di quelli che “qualsiasi cosa è buona per rompere le scatole”. Ora più che mai è il momento di avere quella che Tobias Leenaert, studioso di comunicazione efficace, ha definito “opinione lenta“: è necessario analizzare i fatti e narrarli per quello che sono. E’ vero, sembra non esserci tempo, e forse è davvero così, ma gridare che “Se fossimo tutti vegani la pandemia non ci sarebbe stata” è una sorta di boomerang che ci arriverà presto nei denti.

Ora più che mai è il momento del dialogo con chi non la pensa come noi, con chi quel collegamento così complesso fra la propria quarantena e la scorta di bistecche in freezer, non lo vede ed è anche normale che sia così. Non siamo tutti uguali, non tutti lo capiranno, ma in tanti saranno interessati proprio ora a capirne di più, come è successo a chiunque abbia scelto di vivere seguendo la filosofia antispecista prima di “diventare” vegano. Solo in questo modo potremo arginare gli enormi danni compiuti da chi, identificato come vegano, grida sciocchezze amplificate da giornali e televisioni. Dialogo, dati, empatia impostata a +100 verso tutti coloro con i quali ci troviamo a dialogare su questo tema. Ogni singola parola sui social, ogni piccola informazione che veicoleremo sarà un punto fondamentale per pattinare e non crollare nell’acqua gelata.
Insomma, non facciamo sciocchezze: è il momento peggiore. 

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