Rapporto Coop 2019: il ritorno della carne nel carrello degli italiani “green”

Gli italiani si dimostrano sempre più attenti agli impatti ambientali e alla sostenibilità di ciò che acquistano. Dato in controtendenza è però quello sulla vendita della carne, che torna a crescere dopo anni di calo

Italiani sempre più attenti all’impatto sull’ambiente delle proprie scelte di consumo, ma non a tavola. Almeno per quanto riguarda il consumo di carne. E’ quanto emerge dal Rapporto Coop 2019 diffuso nei giorni scorsi, che ha evidenziato il “ritorno della carne” nel carrello degli italiani a fronte di un generale aumento della sensibilità “green” sia per quanto riguarda altre categorie di acquisti, come abbigliamento, cosmetici ed elettrodomestici, che per quanto riguarda il tema della plastica monouso.

Il ritorno della carne

Dopo anni di costante calo, emerge dal Rapporto Coop, lo scorso anno il dato relativo alle vendite della carne è tornato ad aumentare, con una crescita del 3,5% sull’anno precedente, e il primato detenuto sempre dalla carne bianca. In generale, probabilmente a seguito del tam tam mediatico sulle diete iperproteiche, è cresciuto l’apporto di proteine nella dieta degli italiani (+0,4% nel 2018 sul 2017). Tendenza evidenziata anche dai dati di ricerca su Google, con oltre 64 milioni di ricerche associate lo scorso anno alla parola “proteina”.

“Più proteine” sembra, tuttavia, essersi tradotto in “più carne”, mentre sono calate le vendite dei prodotti confezionati sostitutivi delle proteine animali (-4,7%, per un giro d’affari totale di 354 milioni di euro) come würstel vegetali (-40,9%), surgelati (-36,2%), burger (-7,6%), tofu (-8,8%) e seitan (-8,6%). Con un consumo procapite annuale di 79 kg, gli italiani continuano, comunque, a mangiare meno carne di spagnoli (100 kg), tedeschi e francesi (86 kg).

Un “equilibrio a doppio filo”

Il Rapporto Coop si sofferma, poi, sul rapporto tra cibo e cambiamento climatico, definito “a doppio filo”. Lo studio ricorda come proprio la carne bovina e quella avicola siano i prodotti alimentari nettamente più impattanti in termini di emissioni di CO2 e consumo di acqua. Temi sui quali gli italiani si dichiarano attenti e, in larga misura, anche preoccupati, pronti (nel 61% dei casi) a modificare le proprie abitudini di acquisto per ridurrne l’impatto sull’ambiente. E’ già successo per quanto riguarda altre categorie di prodotti tanto che, si legge nel Rapporto, tutte le voci di spesa associate in vario modo alla sostenibilità continuano a crescere, come nel caso della moda e della cosmesi (+14,3%, con oltre 13mila nuovi prodotti immessi sul mercato con claim legati alla sostenibilità). Gli italiani si dimostrano quindi generalmente più consapevoli dell’impatto su clima e ambiente di ciò che consumano, con l’eccezione proprio della carne.

Tutto ciò, a fronte di un conto molto salato che l’Italia già sta pagando a causa dei cambiamenti climatici. Il nostro Paese, evidenza il Rapporto, è, infatti, da questo punto di vista, tra i cinque più vulnerabili d’Europa: negli ultimi 15 anni, per esempio, in Italia è sparito 1 albero da frutto su 3, 500 ettari tra Sicilia e Calabria sono già oggi destinati alla coltivazione di frutta esotica, mentre le temperature che si innalzano hanno fatto aumentare la concentrazione di mercurio nei pesci (in 30 anni +27%, ad esempio, nel tonno).

Più attenzione alla plastica

Buone notizie arrivano, invece, dal “fronte plastica”, dentro e fuori dal cibo. In Italia l’utilizzo di plastica negli imballaggi, soprattutto nel settore alimentare è ancora molto alto (pari al 76% sul totale di 2,1 milioni di tonnellate di plastica usate ogni anno per gli imballaggi), ma il 68% degli italiani sarebbe favorevole a far pagare un supplemento per i prodotti in plastica monouso così da disincentivarne l’acquisto. Una posizione di buon senso se, come spiega il Rapporto, ogni settimana ingeriamo involontariamente con gli alimenti 5 grammi di microplastiche, ovvero il peso di una carta di credito.

 

 

 

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