Mondiali 2018: è strage di randagi in Russia

Vale 130 euro la vita di un cane o gatto senza casa per il governo russo che si sta preparando ai mondiali “ripulendo” le strade dai randagi che rovinano l’immagine della Nazione. Ma il mondo non è rimasto a guardare

Rovinano l’immagine di una nazione che tra sei mesi avrà gli occhi del mondo puntati addosso per via dei mondiali di calcio. Con questa motivazione il governo di Mosca ha dato avvio a un vero e proprio massacro – nelle 11 città in cui si disputeranno le partite quest’anno: Mosca, San Pietroburgo, Rostov sul Don, Sochi, Ekaterinburg, Saransk, Kaliningrad, Nizhny Novgorod, Kazan, Volgograd e Samara – di centinaia di migliaia di cani e gatti senza padrone (sono più di 2 milioni in totale gli animali senza casa in tutta la nazione) al costo di 130 euro per ogni vita spezzata.

Per questo l’associazione russa City Animal Protection Foundation ha lanciato una petizione che ha quasi raggiunto in breve tempo il tetto che si era posta (ben 1.500.000 firme raccolte) per fermare immediatamente una strage senza senso e risolvere piuttosto, in maniera civile e dignitosa, il problema del randagismo.

“È incredibile che nel 2018 si debba ancora lottare per queste cose”, afferma Piera Rosati – Presidente LNDC Animal Protection, “ma a quanto pare è così e sicuramente non staremo a guardare. Ho scritto una lettera all’ambasciatore russo in Italia chiedendo spiegazioni e ricordandogli come questo tipo di ‘soluzioni’ non siano degne di un Paese civile. Mi auguro che la mobilitazione di così tante persone da tutto il mondo convinca il Governo russo a tornare sui propri passi e affrontare il fenomeno del randagismo in maniera più umana e rispettosa.”

Anche in Italia la Lega Nazionale per la Difesa del Cane ha invitato tutti ad aderire alla campagna promossa dall’associazione animalista russa, oltre ovviamente che con la propria firma, anche inviando a [email protected] la propria foto con gli hashtag #LetDogsLive e #Russia2018; tutte le foto verranno poi pubblicate sulla pagina Fb ufficiale di LNDC in un album, “per testimoniare la nostra indignazione per questa situazione”. Iniziativa, questa, a cui hanno già partecipato alcuni volti famosi della televisione italiana come Giorgio Panariello, presidente onorario della Lega del Cane, ed Edoardo Stoppa.

Ma se da un lato la mobilitazione di fronte a un evento gravissimo ha scatenato la reazione di cittadini, stampa e associazioni di tutto il mondo, dall’altro lascia sconcertati la risposta della Fifa, la federazione che si occupa dell’organizzazione dei mondiali, che come riportato dal Fatto Quotidiano, ha liquidato la faccenda come di scarso interesse: “Comprendiamo l’importanza di iniziative come la vostra che meritano di essere affrontate e supportate. Siamo tuttavia sicuri che capirete che, a causa dei numerosi impegni pianificati collegati agli eventi Fifa, non possiamo supportare la vostra causa più attivamente”.

La risposta delle autorità russe

Per evitare di gettare altra benzina sul fuoco e riaccendere uno scandalo risalente al 2014 (quando in occasione delle Olimpiadi invernali di Sochi era stata adottata la stessa strategia di “pulizia” delle strade), Vladimir Burmatov, capo del comitato per la protezione ambientale della Camera russa, ha deciso di scrivere una lettera al ministro dello sport Pavel Kolobkov per esortarlo a mettere in atto “metodi umani” nella gestione del problema. “È una questione di reputazione del nostro paese, perché non siamo selvaggi, non possiamo commettere un omicidio di massa di animali per le strade, buttare le loro carcasse sanguinanti nei veicoli e andare in giro per la città”.

E in effetti la soluzione al problema pare essere stata trovata: la costruzione di rifugi temporanei per gli animali catturati nei pressi delle sedi della Coppa del Mondo 2018, in cui le bestiole saranno curate, sterilizzate e vaccinate. Bisogna ora capire se verrà effettivamente messa in atto e lo scetticismo non manca: Olga Korzinina, attivista dell’associazione A Dog’s Life, ha infatti molte riserve. “La terribile epurazione è già iniziata” ha dichiarato al Telegraph (parole riportate da La Stampa) raccontando anche sul sito dell’associazione come in molte città si proceda a vere e proprie battute di caccia e avvelenamenti anche a base di tranquillanti che immobilizzano i cani, che infine muoiono di asfissia in circa 15 minuti di terribili sofferenze.

Provvedimenti che fanno rabbrividire per la loro crudeltà ma che purtroppo hanno dei precedenti anche più agghiaccianti: non solo il già citato episodio di Sochi, ma anche Pechino, Atene e per gli Europei in Ucraina del 2012 addirittura cani e gatti ancora agonizzati venivano gettati vivi in appositi forni crematori dati in dotazione alle squadre che pattugliavano le strade per un totale di 20.000 animali uccisi come riferito dalla Peta.

Manifestazioni sportive che dovrebbero unire le Nazioni, abbattere i confini del razzismo e regalare uno spettacolo onesto e pulito in nome dello sport, nascondono invece dei retroscena inaccettabili: un paradosso che nel 2018 risulta ancor più aberrante.

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