Lo sfruttamento animale per i social: una questione importante

Sono video da migliaia di visualizzazioni e mostrano animali in situazioni buffe e anomale. Ma cosa c’è davvero dietro questi filmati virali e apparentemente divertenti?

Cosa succede quando il divertimento non va di pari passo con l’intelligenza? Scimpanzé che fumano, gatti terrorizzati che fanno il bagnetto, cani col pigiama e la cuffietta per la notte: il web ci sta regalando negli ultimi tempi video “divertenti”, “buffi”, “teneri” che hanno per protagonisti simpatici animali in situazioni anomale e decisamente innaturali per loro. Riprendere questi animali mentre sembrano divertirsi – quando sono in realtà terrorizzati – e spacciare questi filmati per video esilaranti, alla ricerca disperata di una pioggia di like, sembra essere diventata l’ultima frontiera dello sfruttamento animale.

Non sono coccole bensì paura

Chi andrebbe mai a pensare che quel tenerissimo lori lento con i suoi occhioni spalancati che si sta facendo fare il solletico a braccia alzate in realtà sta subendo un abuso non diverso dall’elefante costretto a salire su un pallone al circo? Si tratta di due forme analoghe di sfruttamento pensate per l’intrattenimento dell’uomo, una ormai in decadimento e celebre nell’800 e nel ‘900, l’altra in pieno fulgore e protagonista del 21° secolo.

I casi di video che fanno impazzire il web e scatenano le risa di utenti ingenui, poco attenti o semplicemente inconsapevoli, sono innumerevoli: poco tempo fa è diventato famoso (con milioni di visualizzazioni e altrettante condivisioni in tutto il mondo) il video di un topo intento a “farsi la doccia”, con gesti e movimenti che ricordano incredibilmente le abluzioni umane. Si è scoperto in realtà (grazie all’analisi di diversi etologi tra cui Tuomas Aivelo, dell’università di Helsinki) che il roditore in questione prima di tutto non è un topo, ma un pacarana (animale notturno che vive nelle foreste pluviali) e che i suoi gesti indicano che non è affatto a suo agio, anzi è irritato e in forte difficoltà di fronte a una situazione per lui assurda; per questo sta solo cercando freneticamente di togliersi dal pelo la schiuma, che presumibilmente gli provoca prurito e fastidio.

Il ragazzo peruviano che ha postato il video su YouTube, Josè Correa, si è difeso da chi metteva in dubbio il reale significato del video semplicemente scrivendo: “Se sei preoccupato perché un topo è stato filmato facendo una doccia, perché non ti preoccupi della povertà e della fame nel mondo?”. Come se l’empatia verso gli animali escludesse, gioco forza, quella per l’uomo.

Analogo il video, meno recente, di un coniglio che appare “spaparanzato” nel lavandino di una casa a pancia in su mentre si gode un bel bagno rilassante come farebbe qualsiasi umano dopo una lunga giornata di lavoro. Anche in questo caso l’apparenza è ben diversa dalla realtà.

Prima di tutto i conigli non sono animali che necessitano di essere lavati (e di certo non sdraiati a pancia all’aria) in quanto perfettamente in grado, un po’ come i gatti, di tenere costantemente pulito il pelo in autonomia. Ma quel che è peggio è che la posizione di assoluta immobilità mostrata dalla bestiola non è affatto sintomo di rilassatezza, ma di una paura paralizzante. I conigli, infatti, per natura, si irrigidiscono e rimangono immobili come autodifesa davanti a una situazione di pericolo imminente, per scoraggiare i predatori che, notoriamente, vengono attratti dal movimento durante la caccia o per confonderli fingendosi morti in caso di cattura. Si tratta di una posizione detta di “immobilità tonica” e fa sì che i battiti cardiaci diminuiscano: per questo non è uno stato che i conigli possono mantenere a lungo, mentre non sappiamo quanto sia durato questo “bagnetto” tutt’altro che piacevole.

I “cani bambino” della Cina

Un altro esempio lampante, oltre che una moda senza senso, che umilia e ridicolizza gli animali a beneficio degli schermi dei cellulari arriva dalla Cina. Agghindato come un bambino con tanto di scarpine e zainetto, passeggiando su due zampe per la città mentre i passanti si fermano a ridacchiare, indicandolo agli amici: è così che Smol Bean, barboncino di Shangai, è diventato famoso in tutto il mondo e purtroppo non è l’unico.

Insegnare a un cane a camminare sulle zampe posteriori richiede un addestramento lunghissimo e difficoltoso, trattandosi di un’attività assolutamente contro natura. Qualcuno potrebbe obiettare che anche far esibire un cane nel freestyle a suon di musica (come nella dance dog) ha poco di naturale ma invece la differenza è sostanziale: tutte le discipline sportive cinofile vengono apprese dagli animali tramite il cosiddetto “metodo gentile“, una forma di educazione e apprendimento basata su premi e ricompense, non punizioni. Il cane non è forzato a fare niente se non gli va, non viene picchiato se sbaglia, non è costretto a pose innaturali che infieriscono sulla sua struttura muscolare o scheletrica e, cosa fondamentale, si diverte rafforzando la complicità e la sintonia col padrone.

I cosiddetti “cani bambino” invece spesso vengono colpiti violentemente alle zampe anteriori appena tentano di rimetterle a terra. Sono obbligati a mantenere per ore una postura dolorosa con una fatica incredibile al solo scopo di essere derisi e immortalati in video rinominati in rete come “cane che si crede umano”, “ecco il cane che ha deciso di camminare su due zampe”, “video divertentissimo del cane che cammina come un uomo”, titoli che svolgono la stessa funzione dei manifesti pubblicitari del circo: catturano l’attenzione ingannando.

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