Plastica negli oceani, il giovane Boyan è pronto a cambiare il pianeta: “Si parte”

Debutta il progetto ambientalista più ambizioso di sempre: l’obiettivo è pulire in soli 10 anni la metà dei rifiuti che devastano il Pacifico.

Aggiornamento del 30/07/2018

È tutto pronto, la missione più ambiziosa degli ultimi decenni pensata per ripulire i mari dalla plastica sta per cominciare: il prossimo 8 settembre verrà infatti posizionata nella baia di San Francisco la barriera sottomarina destinata a ripulire gli oceani in maniera rivoluzionaria. Per l’occasione verrà anche girato un video in diretta che Boyan (nel video qua in alto), giovane ideatore del progetto, invita tutti a guardare come testimonianza di un momento importante per la salvezza del nostro pianeta.

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Il progetto ambientalista più vasto e ambizioso sul pianeta Terra è pronto a decollare: Boyan Slat, 21enne olandese, ha raccolto il denaro necessario e i test del suo progetto per ripulire gli oceani dalla plastica inizieranno in questi giorni.

Il progetto è realtà: Boyan in posa vicino ad un “pezzo” della struttura che servirà a pulire gli oceani dalla plastica senza danni per gli animali

Che cosa ha inventato e come funziona

Nel 2013, ad appena 18 anni, Boyan era balzato agli onori della cronaca con la sua idea per pulire gli oceani dalle tonnellate di plastica abbandonate: a causa delle correnti, sono cinque le isole di spazzatura che ingorgano gli oceani (nel Pacifico addirittura 68mila tonnellate). Se fino ad ora la prospettiva era stata quella di invitare a un minor consumo di plastica in spiaggia, Boyan – che ha già vinto il Champion of Earth, uno dei massimi riconoscimenti conferiti dalle Nazioni Unite – ha ribaltato il punto di vista. Nella bella intervista rilasciata alla versione americana dell’Huffington racconta: “Era deprimente pensare che non si potesse fare nulla se non limitare il consumo”. E così nel 2012, chiuso nella propria camera, ha immaginato un sistema capace di sfruttare le correnti dell’oceano per concentrare la plastica in un unico luogo, riducendo drasticamente il tempo di pulizia delle acque, altrimenti calcolato in 79mila anni.

Nel 2013 ha fondato a questo scopo The Ocean Cleanup, con cui ha ottenuto grazie al crowdfunding il denaro necessario (1 milione e mezzo di euro) per realizzare il primo prototipo di barriera sottomarina che comincia il test in questi giorni nel mare del Nord: la struttura, di 100 metri, verrà adagiata cinque metri sopra e cinque metri sotto il mare, dove rimarrà per un anno. “Il mare del Nord registra tempeste più forti del Pacifico, perciò se resiste qui, può resistere ovunque”. La spazzatura sarà spinta in un’area delimitata, rimossa e riciclata in tempi più brevi. In soli 10 anni, se la tecnologia ideata dovesse dare responso positivo, si potrebbe rimuovere la metà dei rifiuti che oggi devasta la Great Pacific Garbage Pitch, un’enorme isola di immondizia parte dell’Oceano Pacifico.

Le parole di Boyan

“Questa è la prima volta che testiamo davvero la nostra idea. Quando ho pensato a tutto questo nel 2012, dovevamo capire se poteva funzionare. Abbiamo lanciato una grossa spedizione per capire quanta plastica ci fosse attualmente negli oceani. Attraversando l’isola di spazzatura nel Pacifico dalle Hawaii alla California con 30 imbarcazioni, abbiamo scoperto che c’era molta più plastica di quanto pensassimo, almeno 10 tonnellate in più”.

Oceani plastica

Fra il 2018 e il 2020 il progetto verrà provato e poi lanciato su larga scala in tutto il mondo. E i governi? “Stanno cominciando a prendermi sul serio: ecco perché il governo olandese ha finanziato parte del milione e mezzo necessario per questo test”.

Cosa possiamo fare noi?

Come raccomanda la fondazione stessa, il consiglio base è quello di cambiare le nostre abitudini quotidiane cercando di usare meno plastica possibile, ad esempio smettendo di acquistare acqua in bottiglia o riutilizzando gli oggetti di questo materiale come le borse per la spesa.

 

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