Chi mangia pesce rivendica: “Siamo vegani anche noi, pesco-vegani”

La dieta pesco-vegana esclude latte, uova e formaggi ma include pesce e “frutti di mare”: vediamo insieme il perché di questa scelta

Pescetariani

I pesco-vegani  sono coloro che escludono dalla propria dieta carne, uova, latte e formaggi, ma che non rinunciano ai “frutti di mare” e al pesce: una tendenza che si differenzia dalle scelte dei “pescetariani”, coloro che decidono di seguire una dieta vegetariana ma di continuare a consumare pesce. Al di là delle polemiche che questi stili alimentari potrebbero innescare – sono tanti, infatti, coloro che li considerano “incoerenti” a livello etico – sono numerosissime le persone sostengono che questo tipo di alimentazione sia tra le più salutari in assoluto per l’uomo: esiste anche un sito, Pesco-vegan.com, che tratta dell’argomento e fornisce agli utenti ricette e consigli pratici, come quello su  “Come cucinare il pesce perfetto”.

PescetarianiLa polemica

Per avere un chiarimento riguardo al pensiero che si nasconde dietro a questo stile alimentare, sul sito – che è gestito dalla Aspen Naturopathic Wellbeing, una casa editrice con sede a Melbourne (in Australia) – leggiamo: “Abbiamo ricevuto un paio di e-mail da persone che credono che non dovremmo utilizzare il termine ‘vegano’ associandolo a ‘pesce’, dal momento che appare, nelle loro menti, come una contraddizione terminologica. Non siamo d’accordo: […] Respingiamo l’idea che solo il più puro dei vegani possa usare il termine ‘vegan’. Non è giusto – è una parola che tutti noi possiamo utilizzare per descrivere il cibo e le diete, anche quelle meno rigorose. Si può mangiare un panino vegano per la prima colazione, poi un pranzo pesco-vegano, poi una cena onnivora. Si può mangiare soprattutto cibo vegano, si può mangiare solo cibo vegano, si può non magiare mai cibo vegano. Tutti noi facciamo una scelta personale su ciò che mangiamo, e la scelta di mangiare cibo vegano è solo una”.

PescetarianiVince il concetto di “sopravvivenza”

I pesco-vegani non considerano una dieta vegetariana una “buona scelta” e il motivo è presto spiegato: le diete che includono prodotti di origine animale (pesce e carne compresi) sarebbero infiammatorie per il nostro organismo; ma la portata infiammatoria del pesce sarebbe compensata dalla sua ottima quantità di omega-3, tale da “rovesciarne” gli effetti sul nostro organismo, rendendo addirittura questo stile alimentare anti-infiammatorio per l’uomo. Gli autori del sito ci spiegano come questo tipo di alimentazione sia fondamentale per combattere le malattia autoimmuni infiammatorie, alterazioni del sistema immunitario che danno origine a risposte immunitarie anomale che possono compromettere in maniera molto seria la salute di chi ne è affetto. E in risposta alle polemiche suscitate dalla scelta di continuare a cibarsi di pesce, leggiamo: “Sappiamo che ci sono alcuni tra noi che non potrebbero pensare che una vita umana sia più importante della vita di un animale, e francamente siamo completamente d’accordo. Tranne quando qualcuno di noi deve morire. Noi – e altre persone affette da malattia autoimmune infiammatoria – scegliamo di vivere, a spese di pesce e frutti di mare, e facciamo questa scelta con occhi e cuore aperti”. Il sito, inoltre, è diviso in molteplici sezioni dove chiunque sia affetto da intolleranze alimentari di qualsiasi genere, possa trovare una risposta e un aiuto concreto per affrontarle, seguendo comunque sempre una dieta vegana (o pesco-vegana).

Anche in Italia la dieta pesco-vegana ha raccolto moltissime adesioni e su Facebook il dottor Pier Luigi Rossi – medico specialista in scienze dell’alimentazione – ne loda i benefici: “Ritengo che il modello alimentare vegano possa essere integrato e completato con inserimento del pesce. […] Consiglio il pesce (almeno due-tre porzioni in una settimana) perché apporta due molecole lipidiche primarie: EPA (acido eicosapentaenoico) e DHA (acido docosaesaenoico), essenziali per l’integrità strutturale e funzionale delle membrane delle nostre cellule e per le funzioni cognitive e comportamentali”.

 

Pescetariani: una nuova specie?

Print Friendly
0