Perché Moby, vegano, ha detto di no a Donald Trump

Il rifiuto da parte dell’artista è l’ultimo di una lunga serie di no a quello che sembra essere il presidente meno ambientalista e sensibile alle tematiche animali di sempre

Moby vegano trump

“Sto ancora ridendo…” con queste parole il musicista, dj e cantante Moby, vegano da più di trent’anni, ha detto garbatamente “no” alla richiesta da parte di un’agenzia di reclutamento artisti di tenere un dj set durante la festa per l’insediamento del nuovo presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

“Se vuole proporrei a Trump di pagarmi in questo modo, mostrando la sua dichiarazione dei redditi”. Certamente una mossa poco accorta quella dell’agenzia che sta lavorando alla festa per Trump dato che da tempo il cantante si è schierato contro tutto quello che Trump rappresenta anche in tema di ambiente e difesa dei diritti degli animali. Trump, infatti, ha più volte negato pubblicamente l’esistenza del riscaldamento globale sostenendo che si tratti di un “complotto” ordito ai danni dell’economia americana e nessun punto della sua campagna elettorale, ed ora del suo programma hanno a che fare con l’ambiente o il sostegno alla biodiversità. Il neo presidente è, inoltre, un accanito sostenitore della caccia che egli ritiene essere “un passatempo non molto diverso dal golf “.

Insomma nulla di più lontano dalla visione vegana e antispecista dell’artista americano Moby che non solo da anni sostiene iniziative di varia natura a favore degli animali, ma in più ha aperto un ristorante vegano a Los Angeles che si chiama Little Pine (una parte dei cui proventi vanno a favore di cause animaliste), e ha da poco pubblicato un singolo che si intitola “Don’t leave me” che tratta del tema degli allevamenti intensivi e degli orrori che vi si celano dietro.

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