OMS e carne, Felicetti: “Via dal mercato come l’amianto”

FELICETTI

Sul caso del parere della IARC, l’agenzia per la ricerca sul cancro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha posto la carne processata tra gli alimenti con prove evidenti di cancerogenicità e la carne rossa tra quelli probabilmente cancerogeni le polemiche sono esplose fortissime in tutto il mondo. Vegolosi ha raggiunto Gianluca Felicetti, presidente della Lega Anti Vivisezione, che da anni si batte per chiudere gli allevamenti e riconoscere i diritti degli animali, oltre che di conseguenza per una cultura alimentare che escluda completamente cibi di derivazione animale. E le sue parole sono nette ed esplicite: se l’OMS pone carne rossa e carne processata nella stessa categoria di fumo e amianto, l’unica soluzione è segnalare sull’etichetta la loro pericolosità, come si fa con le sigarette, magari con frasi come “Nuoce gravemente alla salute”; oppure eliminarla completamente dal mercato, come si fa con l’amianto, del quale è vietato l’utilizzo.

Ma Felicetti tuona anche contro alcuni dei pareri emersi nel corso delle ultime ore sulla decisione dell’OMS: «Registro scomposte reazioni annichilenti. Il Presidente del Comitato Nazionale per la Sicurezza Alimentare presso il Ministero della Salute Giorgio Calabrese non intende riunire l’ente che presiede a seguito di una decisione dell’OMS, la massima autorità internazionale in materia di salute. Oscar Farinetti di Eataly, invece, dice che basta mangiare italiano, cercando di riequilibrare il consumo di carne – che sicuramente scenderà – attraverso richiami al Tricolore». Ma il numero uno della LAV ce l’ha anche col Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, a cui chiede di riunire urgentemente il Comitato Nazionale per la Sicurezza Alimentare. Al di là delle motivazioni etiche che comunque restano fondamentali, dice, «esiste una scienza indipendente che dimostra come questa alimentazione faccia male».

Quando gli chiediamo un parere su quello che molte associazioni pro-carne hanno dichiarato, ossia che “la carne italiana è più sana di quella degli altri paesi” e che “qui si mangia molta meno carne rispetto alla media”, Felicetti cita il caso dell’azienda Italcarni di Brescia coinvolta in un’indagine su presunti maltrattamenti sugli animali e sentenzia: «Questo è il nostro made in Italy».

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