Milano dichiara l’emergenza climatica e non è sola: ecco a cosa serve

Milano è la prima fra le grandi città italiane a dichiarare lo stato di emergenza facendo seguito al Regno Unito che come nazione ha dato seguito all’appello di Jeremy Corbyn, leader dei laburisti.

Per mettere i puntini sulle “i” la prima città a dichiarare che l’azione politica deve necessariamente fare i conti con e contro la crisi climatica è stata Acri, in provincia di Cosenza (20 mila abitanti circa), ma Milano non ha tardato a fare propria questa mossa.

La mozione, approvata nei giorni scorsi dal Consiglio Comunale, con 31 voti a favore (maggioranza di centrosinistra, più Movimento 5 Stelle e Basilio Rizzo) e sei contrari (Milano Popolare, Forza Italia, Lega) è stata presentata dal consigliere del Pd Carlo Monguzzi. In breve, il documento chiarite le premesse e spiegato che il movimento Friday For Future ha portato in piazza più di 100 mila milanesi (studenti e non), impegna il sindaco a dichiarare lo Stato di Emergenza Climatica e Ambientale e ad agire di conseguenza:

Impegno della giunta a predisporre entro 6 mesi iniziative che vadano nella direzione delle considerazioni fatte sopra, in particolare per la riduzione delle emissioni e per l’introduzione di energie rinnovabili, per incentivare il risparmio energetico nei settori della Pianificazione Urbana, nella Mobilità, negli edifici, nel riscaldamento e raffreddamento, sviluppando ulteriormente il progetto di Riforestazione Urbana già in atto.

Nel frattempo Regno Unito, Irlanda, Catalogna, l’Australian Capital Territory, prima, e due consigli regionali della Nuova Zelanda poi, hanno già fatto la loro mossa dichiarando anche qui l’emergenza climatica. Ma che cosa significa esattamente? Si tratta di una presa di posizione puramente politica ma che lancia un segnale chiaro rispetto alla posizione dei governi e delle singole giunte rispetto al da farsi.

Nella pratica? Lo vedremo, peccato che nel frattempo quasi un milione di studenti delle scuole italiane stanno aderendo al programma europeo “Frutta e verdura nelle scuole” che, nobilissimo negli intenti della promozione del consumo di frutta e verdura di stagione, presenta i prodotti imballati in buste di plastica usa e getta e confezioni rigide sempre usa e getta, come segnalato da molti genitori e insegnanti, sui social. Inoltre la frutta è spesso già tagliata e con aggiunta di antiossidanti per evitarne l’annerimento. Un passo avanti verso la sana alimentazione insieme a due passi indietro nella creazione di rifiuti in plastica.

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