Marmotte, Bolzano: “Stop alla caccia”

Il Tar di Bolzano si schiera al fianco delle marmotte: i cacciatori non potranno più ucciderle, come previsto da un provvedimento precedente. In Trentino Alto Adige la sorte dei simpatici roditori era diventata un vero e proprio caso politico. Tutto era partito quando l’assessore provinciale all’Agricoltura dell’Alto Adige Arnold Schuler (del Südtiroler Volkspartei) aveva firmato un decreto con cui si autorizzava l’uccisione delle marmotte. Via libera ai cacciatori, dunque, i quali venivano anzi incentivati perché, si diceva, la marmotta «a causa della sua eccessiva proliferazione, mette a rischio l’equilibrio ecologico, l’agricoltura, la gestione forestale, la gestione ittica, la fauna selvatica o la pubblica sicurezza».

Gli animali per loro natura scavano delle piccole gallerie nel terreno: quello che per loro è un’abitudine naturale, per l’essere umano è un danno la cui riparazione costa anche migliaia di euro. Nel momento del voto del provvedimento, la Regione contava sul territorio altoaltesino una popolazione di circa cinquantamila esemplari di marmotte, responsabili di «danni ai prati da sfalcio, ai fienili, ai rifugi, ai bacini di raccolta lungo i corsi d’acqua». Per questo la politica autorizzava l’uccisione di 958 marmotte, pari al 3% della popolazione censita nelle riserve di caccia: a propria difesa, i promotori di questa norma portavano l’esempio di Svizzera e Austria, dove la caccia alle marmotte è consentita, mentre invece nel nostro Paese è considerata una specie protetta. Il provvedimento aveva ovviamente scatenato l’ira funesta delle associazioni animaliste, LAV su tutte, che accusava la politica di essere quasi “succube” dei cacciatori.

Adesso è giunta la decisione del Tar di Bolzano, che ha accolto il ricorso dell’associazione animalista sospendendo il provvedimento che autorizzava l’uccisione delle 958 marmotte. «Siamo molto felici per il pronunciamento del Tar grazie al quale le marmotte non corrono più alcun pericolo di essere uccise dai fucili dei ciacciatori – dice Massimo Vitturi, responsabile animali selvatici della Lav – un’azione insensata che avrebbe causato inutili sofferenze».

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