Luca Mercalli: “Le polveri sottili non calano a causa dell’allevamento di bovini e suini”

Il climatologo è intervenuto durante il programma “Sono le venti” spiegando il perché le polveri sottili, soprattutto in Lombardia, non calano

Mercalli-inquinamento-allevamenti

Le macchine sono praticamente ferme, i mezzi vanno a rilento e le attività produttive sono quasi tutte ferme, eppure l’aria della regione Lombardia è ancora piena di polveri sottili: perché?

A spiegare questo fenomeno durante la trasmissione “Sono le venti” in onda sul canale Nove il climatologo Luca Mercalli,  presidente della Società meteorologica italiana. “Abbiamo assistito alla diminuzione di alcuni inquinanti come gli ossidi di azzoto o la CO2 fossile ma le polveri sottili non accennano a ridursi e la ragione sta nella formazione di particolato secondario derivante dall’agricoltura”. In questo momento, infatti,  sono attivi nelle campagne i periodici spandimenti di liquami provenienti dagli allevamenti zootecnici e che vengono usati come concime per i terreni. “Il problema – spiega Mercalli – è che non si interrano subito, queste deiezioni rilasciano delle grandi quantità di ammoniaca che a sua volta reagisce con altri composti chimici presenti nell’aria e forma così solfato di ammonio e nitrato di ammonio che costituiscono circa la metà del particolato atmosferico e sono anche potenti agenti irritanti per i nostri polmoni“.

E’ evidente che la presenza di queste sostanze interferisce anche con la capacità dei nostri polmoni, qualora colpiti dal virus Covid-19, di reagire: “Questa irritazione è un fattore aggravante per il virus“.  Il climatologo ha quindi spiegato in conclusione del suo intervento che oltre al traffico veicolare oggi fortemente ridotto a causa delle restrizioni nel movimento di persone e la chiusura di molte attività commerciali e produttive, la questione sulla quale intervenire è la presenza di un numero enorme di animali di allevamento concentrati in alcune zone del paese. “La presenza delle polveri sottili, considerando solo la Lombardia, è da attribuire in gran parte ad un milione e seicentomila bovini e a quattro milioni e mezzo di suini allevati sul territorio”.

Mercalli ha spiegato che le formule per poter intervenire su questo problema sono due: da una parte delle pratiche agronomiche di gestione dei liquami migliore che diminuirebbero la formazione di ammoniaca e dall’altra parte il consumare meno carne da parte di ognuno di noi”.

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