Latte senza mucche: Remilk apre lo stabilimento più grande del mondo

L’impianto che lavorerà sulla fermentazione in incubatori dei geni del latte vaccino, “sostituirà” 50 mila mucche all’anno

Il parco eco-industriale di Kalundborg, città danese sulla costa nord-occidentale del paese, ospiterà il più grande impianto del mondo dedicato alla produzione di proteine del latte ottenute tramite fermentazione microbica, ossia senza che nessuna mucca venga allevata e munta.

Remilk, i lieviti e la genetica

L’azienda si chiama Remilk, è israeliana ed è stata fondata nel 2019. Ora, dopo aver ottenuto i fondi, lavorerà alla produzione in scala di proteine vaccine ottenute per fermentazione ma con le stesse qualità organolettiche; anzi, in realtà i prodotti così ottenuti saranno “privi di colesterolo, lattosio, antibotici e ormoni”. Ma di cosa si tratta? È una polvere ottenuta tramite la fermentazione di lieviti che contengono il gene delle proteine del latte che viene estratto dal DNA delle mucche. Il risultato viene poi impiegato per realizzare vari prodotti: dal latte, ai gelati, passando per dolci e formaggi. Il processo è molto semplice perché sfrutta la fermentazione “utilizzata per generazioni per produrre varie bevande e alimenti come birra e pane, e consiste nell’usare il potere della natura (e del lievito) per creare cibi sostenibili. In questo caso quello che otteniamo sono le proteine” spiega l’azienda sul suo sito. In poche parole spiega Remilk “il gene agisce come un manuale, “insegnando” al lievito come produrre la proteina del latte in modo altamente efficiente.”

 

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Che cosa cambia rispetto al latte vaccino “vero”

Il primo punto è l’assenza dello sfruttamento delle mucche, ruminanti che a milioni vengono stipati negli allevamenti e il cui latte è una sorta di prodotto collaterale alla carne. In fatti le mucche da latte, che solo dopo pochi anni non sono più altamente produttive, vengono mandate al macello, dopo aver passato una vita di gravidanze indotte, al fine di produrre latte che i vitelli non vedranno mai dato che vengono nutriti con colostro e poi latte artificiale ed infine utilizzati (se maschi) per la loro carne, se femmine per diventare nuove mucche da latte.
Il secondo punto, non meno importante, è legato all’impatto ambientale della produzione. Secondo Remilk, infatti “il processo di produzione emette fino al 97% in meno di anidride carbonica rispetto all’industria casearia tradizionale e stiamo anche lavorando incessantemente per garantire che il nostro processo massimizzi l’utilizzo delle risorse e riduca al minimo gli sprechi”.
Terzo punto la qualità organolettica del prodotto. Secondo le indicazioni fornite, i prodotti realizzati con Remilk non hanno nulla di diverso da quelli a base di latte vaccino ottenuto in modo “classico”: sapore, resa, texture sono le medesime. Ma un punto è fondamentale: questo latte nato dalla fermentazione è privo di elementi dannosi come il colesterolo, gli eventuali ormoni che, somministrati agli animali passano nel loro latte, e di antibiotici; in più non contengono lattosio. Tutto questo grazie alla selezione genetica alla base del processo.

Il nuovo impianto e gli obiettivi

Il nuovo impianto produttivo che avrà una superficie di 70mila metri quadrati, non è il primo di Remilk che lavora già alla produzione ma sarà il primo interamente di proprietà dell’azienda, nonché il più grande del mondo nel suo genere. L’azienda punta a lavorare con altre aziende del settore lattiero caseario vendendo loro le proteine da sostituire a quelle ottenute con il metodo classico nei loro prodotti come yogurt, gelati e formaggi. Per il momento, quindi, non si parla di vendita diretta al pubblico.

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