L’alimentazione vegetariana diventa un master universitario

L’alimentazione vegetariana si studia all’università. Per la precisione, all’Università Politecnica delle Marche che dal 2010 ha attivato un vero e proprio Master in Alimentazione e Dietetica Vegetariana. Grazie a un accordo con la Fondazione Universitaria Iberoamericana, possono frequentare il corso, che è disponibile online, medici e nutrizionisti, ma non solo.

Il numero degli iscritti è in costante ascesa anche perchè cresce il numero di vegetariani e “molti medici iniziano a riconoscere che le nozioni in loro possesso non sono sufficienti ed è necessario prepararsi adeguatamente”, come spiega il dottor Maurizio Battino, professore associato di Biochimica e docente della Scuola di Specializzazione in Scienza dell’Alimentazione della Facoltà di Medicina dell’Università marchigiana, co-cordinatore del Master. Lo abbiamo intervistato per saperne di più.

Professor Battino, come nasce l’idea di un Master in Alimentazione e Dietetica Vegetariana?
Dall’evidenza del numero sempre crescente di vegetariani in Italia, dalla necessità di evitare che molti di loro per scarsa informazione vadano incontro a carenze nutrizionali importanti e pericolose e dal desiderio di fornire ai colleghi sul territorio un valido strumento di formazione rispettoso anche degli orari e delle necessità lavorative dei professionisti dell’area sanitaria.

Quali sono gli obiettivi del corso?
Fornire una formazione continua per i professionisti della nutrizione in questo ambito specifico, adeguandosi anche a quelle che sono le posizioni emanate da organizzazioni internazionali di elevato livello scientifico, mettendo a disposizione un sistema di nozioni e competenze snello, ma efficace, che si contraddistingua per la rigorosità e la qualità scientifica: in poche parole, una formazione universitaria di assoluta eccellenza.

A chi si rivolge il master e che profilo hanno gli iscritti?
Il master si rivolge in primis ai professionisti della nutrizione (medici, biologi nutrizionisti, dietisti) che più direttamente sono coinvolti in queste tematiche e che devono sempre più spesso seguire vegetariani di ogni età, estrazione sociale e stato di salute. È, però, un corso estremamente utile anche per coloro i quali per la loro professionalità è opportuno siano a conoscenza delle esigenze alimentari di un vegetariano o delle caratteristiche che deve presentare un prodotto per vegetariani. Due esempi fra i tanti sono il farmacista e il tecnologo alimentare. Infine, il corso si addice a tutti coloro i quali, per motivi personali o professionali, come i giornalisti scientifici, desiderano approfondire queste tematiche. Infatti, sempre più spesso riscontriamo molto interesse anche fra laureati di altre discipline che desiderano accedere a una formazione di qualità non altrimenti presente sul territorio.

È una proposta formativa che sta riscontrando interesse?
La proposta è attiva dall’anno 2010 e ha visto subito un interesse importante che presenta un continuo trend positivo: soprattutto quest’anno le richieste di iscrizione sono in continua e costante ascesa. Attualmente, nell’anno 2014, abbiamo già avuto 38 iscritti, un numero veramente elevato.

A cosa è dovuta secondo lei questa attenzione?
Si sta diffondendo sempre di più una sensazione critica di inadeguatezza nel momento in cui ci si trova a trattare di questi argomenti. Molti colleghi, con estrema onestà e sincerità, iniziano a riconoscere che le nozioni in loro possesso non sono sufficienti nel momento in cui si trovano a interagire con un vegetariano e quindi è professionalmente ed eticamente necessario prepararsi adeguatamente anche in queste tematiche. L’aumento costante dei vegetariani, poi, non fa che acuire questa necessità.

Al di là degli aspetti strettamente nutrizionali, il corso prende in esame anche altri elementi di carattere più generale, dalla tutela legale della scelta vegetariana alla capacità del medico di relazionarsi con il paziente vegetariano. Quanto è preparata oggi la classe medica su questi temi?
La formazione del medico a tutt’oggi non prevede un percorso strutturato in ambito nutrizionale, handicap particolarmente grave di cui si è interessata anche una Commissione della FESIN (la Federazione delle Società Italiane di Nutrizione) a cui ho avuto modo di partecipare e contribuire. Dai risultati dei lavori di questa Commissione, quando verranno resi pubblici, si potrà evincere l’assoluta necessità di prevedere specifici percorsi di formazione in ambito nutrizionale all’interno di molti corsi di laurea. Questo vale in senso ampiamente generale. Quando poi ci si addentra in tematiche specifiche che richiedono ancora maggiore preparazione e professionalità, la situazione è di conseguenza ancora più carente.

In Italia esistono altri corsi universitari simili al vostro?
Per quanto di mia conoscenza, al momento attuale, non esiste in Italia alcun altro master universitario dedicato alla Nutrizione e Alimentazione Vegetariana. Sicuramente l’Università Politecnica delle Marche è pioniera nei contenuti e nella modalità dell’offerta che è disponibile in modalità on-line, grazie ad apposito accordo, sulla piattaforma della Fondazione Universitaria Iberoamericana. In realtà, si tratta di un’offerta pioniera anche a livello internazionale dove, seppure esiste qualche raro master sul tema, non ne esiste però alcuno fruibile in modalità on-line.

Dal punto di vista della formazione accademica e professionale, ma anche dell’informazione, all’estero sono più preparati di noi?
Più che generalizzare fra due “blocchi” credo di aver riscontrato talvolta maggiore preparazione, ma anche sensibilità verso queste tematiche, in zone particolarmente sensibili o preparate. Intendo dire che, per ragioni storiche, economiche, politiche o religiose vi sono città o regioni in cui la sensibilità verso la scelta vegetariana è più elevata e di conseguenza anche i professionisti e i colleghi sono maggiormente preparati. Non è però assolutamente generalizzabile perché molto spesso mi sono trovato ad assistere a scelte di dubbio valore organizzate anche in nazioni teoricamente più preparate e sensibili della nostra.

Dal suo osservatorio speciale di studioso della materia, cosa può dirci delle principali ricerche in corso a livello internazionale sull’alimentazione vegetariana?
A tutt’oggi vi sono molte certezze e ancora molti punti da approfondire. Le grandi coorti di studi epidemiologici (per esempio l’Adventist Health Study I e II o l’EPIC) ci hanno fornito dati fondamentali per riconoscere la dieta vegetariana come una dieta salutare in grado di prevenire molte patologie cronico-degenerative come il diabete, l’obesità, le malattie cardiovascolari. Molti attendevano indicazioni definitive anche per quanto riguarda lo sviluppo di patologie tumorali ma, salvo qualche caso particolarmente chiaro, come per esempio i tumori gastro-intestinali, in molte altre situazioni i dati non sono ancora concludenti ed è necessario attendere ulteriori verifiche e periodi di osservazione più lunghi.

Silvia De Bernardin

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