I wet market? Ecco quelli italiani, LAV chiede vengano impediti per sempre

La versione nostrana dei mercati di animali esotici asiatici messa in mostra da un’inchiesta che ne svela orrori etologici, etici e rischi per la salute collettiva

Non vengono venduti e maneggiati – senza nessuna cura – per scopi alimentari, bensì per diventare pezzi da collezione o animali da compagnia. LAV mostra per la prima volta la sua inchiesta sotto copertura svolta presso tre fiere dedicate alla vendita di animali esotici svoltesi nel nostro paese nei mesi estivi appena trascorsi. L’appello al governo italiano è chiaro: una legge di attuazione che preveda il divieto di commercio, riproduzione e possesso di questi animali, esotici e selvatici.

Secchi, sacchetti e vaschette di plastica

Quelli che LAV chiama “wet market” italiani sono fiere destinate al pubblico e che mettono in vendita animali esotici e selvatici provenienti da allevamenti da tutta Italia e Europa, animali che nascono in cattività ma la cui origine è la predazione dai proprio luoghi d’origine come Asia, Africa e India.

Mentre una telecamera nascosta riprende quello che succede, alcuni investigatori LAV si aggirano fra le lunghe file di scabri tavoli sui quali vengono appoggiate vaschette di plastica, alcune persino sigillate, dalle quali occhieggiano lucertole, ragni di dimensioni esotiche, ramarri, camaleonti e serpenti. Da alcuni secchi di plastica, invece, ecco spuntare pappagalli molto grandi, dai manti più o meno colorati e più o meno dagli sguardi terrorizzati. Nelle gabbie si ammassano, volando confusi, decine di volatili di piccole dimensioni, che fanno da compagni di tavolino a altre vaschette che fanno da casa a puzzole e roditori di varie dimensioni, petauri dello zucchero, scoiattoli dai manti chiazzati e grandi serpenti immobili. Alcuni animali sono persino “dimenticati” nei bagni delle fiere: in una scatola di plastica le immagini mostrano un sacchetto in stoffa chiuso con un nodo, nel quale c’è, probabilmente, un serpente.

Contatti fra animali e umani

Il pubblico e gli operatori di vendita – fra i quali ci sono, dice LAV – anche dei veterinari – maneggiano molti degli animali: carezze e abbracci non richiesti e traumatizzanti per gli animali, sono la regola. Molti avventori se ne vanno con un sacchetto di plastica o una scatolina che contiene la loro nuova conquista: i soldi passano, spesso, di mano in mano, senza nessuna ricevuta fiscale.

Nel frattempo molti animali che in natura non avrebbero nessuna occasione di entrare in contatto, stanno a pochi centimetri l’uno dagli altri e, fa notare l’inchiesta, molte persone non portano nemmeno le mascherine richieste per legge. Questa è una situazione, come abbiamo imparato, ad alto rischio per la diffusione di malattie virali, per non parlare della violenza e della crudeltà di queste immagini.

Molti animali appaiono spaventati e manifestano chiari comportamenti stereotipati dovuti alla detenzione forzata.
L’inchiesta mette in luce anche la confusione dei venditori circa i regolamenti a cui sono sottoposti gli animali esotici, così come una profonda ignoranza sulle loro esigenze etologiche. Ma del resto, quelli nelle vaschette che comunemente conterrebbero verdure al vapore del supermercato, non sono animali, bensì merci.

I rischi e lo sfruttamento

Il biologo ed epidemiologo Clifford Warwick, ricercatore inglese e autore di 150 fra pubblicazioni e saggi sul tema delle epidemie e del loro collegamento con gli animali selvatici,  è protagonista di un breve intervento nell’inchiesta LAV e spiega: “Una minaccia è tale in qualsiasi luogo essa si trovi, per questo anche i mercati di fauna esotica in Europa rappresentano un rischio per la salute pubblica perché vedono insieme animali le cui condizioni di salute non sono pienamente verificabili e che si trovano in contesti altamente stressanti”. Inoltre, sottolinea Warwick, sappiamo bene che non conosciamo affatto la quantità di patogeni che albergano negli animali selvatici: “Anche sottoponendoli a controlli, che cosa cercheremmo se non abbiamo idea di che patogeno cercare, dato che non li conosciamo se non per una piccolissima parte?“. Ecco perché l’unica vera soluzione è la messa al bando di queste situazioni e, quindi, la proibizione della detenzione, allevamento e vendita di questi animali.

La raccolta firme

LAV in concomitanza con questa video inchiesta lancia la raccolta firme per chiedere al Ministro della Salute Speranza, al Ministro per la Transizione Ecologica Roberto Cingolani, e al Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio con delega agli affari europei Vincenzo Amendola, di porre fine a questa realtà con una Legge in attuazione di quella di Delegazione Europea 53-2021.

 

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