Gli uccelli ci dicono che l’ambiente sta soffrendo: “Dobbiamo inquinare meno”

Marco Gustin, Responsabile Specie e Ricerca della Lipu, ci spiega in che modo i volatili sono intesi come “bioindicatori” dello stato di salute dell’ambiente

Le immagini di uccelli morti con lo stomaco pieno di frammenti di plastica; i passeri che scompaiono dai parchi delle città, la vista delle rondini sempre più rara: gli uccelli sono gli organismi meglio noti a livello globale, con le serie di dati storicamente più lunghe e geograficamente più vaste e ciò li rende i bio-indicatori più diffusamente utilizzati. Ma cosa ci racconta lo stato attuale della salute di questa categoria di animali? Lo abbiamo chiesto a Marco Gustin, Responsabile Specie e Ricerca della Lipu.

Come è cambiata la vita degli uccelli negli ultimi anni?

Per gli uccelli delle zone agricole la vita é cambiata in senso nettamente negativo; molte specie sono fortemente diminuite, come l’allodola, il saltimpalo, l’averla capirossa, lo stiaccino, la cutrettola. I pericoli principali che stanno affrontando questi animali sono legati a due fattori principali: la perdita di habitat e l’inquinamento, entrambi elementi che derivano dalle attività antropiche.

Che cosa succede se gli uccelli soffrono e si estinguono?

Gli ecosistemi si basano su una serie di catene alimentari che vanno, nel caso terrestre, in modo semplice dalle piante agli insetti, dagli insetti agli uccelli; più queste catene vengono spezzate, maggiore é il disequilibrio che si verrà a formare nei singoli ecosistemi, che siano fortemente influenzati dall’uomo come quello agricolo, o meno come quelli forestali o acquatici.

Che cosa possiamo fare come cittadini informati per evitare che questi animali vengano danneggiati?

Inquinare meno. Ciò comporta una riduzione della CO2 nell’atmosfera (oggi superiore ai 410 ppm) e un processo meno impattante verso il riscaldamento mondiale, usando il meno possibile auto a combustibili fossili. Un’altra esempio é dato dal mangiare in generale meno carne, in quanto la produzione del cibo per animali da macello (principalmente la soia) è responsabile della sparizione del 91% della foresta vergine dell’Amazzonia.

Un’averla capirossa: uno degli uccelli che risultano in pericolo di estinzione in Italia

Ci sono specie più in pericolo di altre a causa dei nostri comportamenti?

La IUCN (International Union Conservation Nature) stila ogni anno un resoconto per evidenziare le specie di uccelli che si trovano maggiormente più in difficoltà rispetto ad altre, e costituendo la IUCN Red List of threatened species, ovvero la lista Rossa degli uccelli nel mondo, che la Lipu ad esempio realizza in Italia. Nel periodo 2010-2020, 67 specie di uccelli sono considerate in pericolo di estinzione in Italia e incluse nelle categorie in pericolo critico, in pericolo e vulnerabili; fra queste abbiamo gli avvoltoi come il gipeto o il capovaccaio, e diverse specie di passeriformi quali averla cenerina, averla capirossa, forapaglie comune, saltimpalo, ortolano o zigolo giallo.

In Italia si sente parlare molto di cani, gatti, conigli e cavalli, molte sono le campagne per la loro tutela, ma sembra che i volatili siano meno presenti nel cuore di chi ama gli animali: è solo una sensazione?

Nel nostro paese l’interesse, il rispetto, l’amore e la protezione incondizionata risulta maggiore soprattutto verso gli animali domestici quali cani (circa 7-10 milioni di individui) e gatti (circa 7,5 milioni di individui). Per tanti motivi, vuoi per innata scarsa conoscenza delle specie selvatiche che ci circondano, vuoi per una questione di mentalità, hanno un peso e un significato minore rispetto ai domestici. Se un giorno riusciremo a pareggiare questo interesse, anche i nostri amici volatili che ci circondano ormai sempre di più anche nelle nostre città, vivranno sicuramente meglio.

Possiamo fare qualcosa se abbiamo balconi, terrazzi o giardini, per aiutare questi animali?

Possiamo installare soprattutto mangiatoie in inverno e fornire cibo sotto forma di cibi ricchi di grasso che facilitano il superamento dei rigori invernali per parecchie specie urbane come il fringuello, il verdone, il merlo o il pettirosso. Un esempio? Quando le temperature cominciano a scendere, ottimi sono i cibi che contengono grassi e oli naturali come le arachidi, i semi di girasole, il burro di noccioline: sono sempre ben accetti dagli uccelli.

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