Francia dietrofront: sospeso lo stop a “salsiccia” e “spiedino” per gli alimenti vegetali

Arriva al sospensione per lo stop alla denominazione da carne da parte del Consiglio di Stato dopo l’istanza presentata dall’associazione Protéines France.

Solo poche settimane fa, il 29 giugno 2022, era stato pubblicato un decreto sul Journal officiel francese riguardante i prodotti vegetali: entro il 1° di ottobre sarebbe stato vietato chiamarli “salsiccia”, “pancetta” e “carpaccio”. Tuttavia il Consiglio di Stato ha concesso una tregua alla lotta per la denominazione, accogliendo la richiesta di una associazione che chiedeva la sospensione di tale decreto.

Nel maggio del 2020 in Francia era già stato vietato di utilizzare la parola “carne” per i prodotti a base di proteine vegetali, mentre alla fine di giugno del 2022 era stato approvato il decreto che ne vietava anche denominazioni analoghe. Lo scorso 27 luglio però l’Agence France-Presse ha riportato che il Consiglio di Stato, accogliendo le richieste dell’associazione Protéines France, ha provvisoriamente fermato l’entrata in vigore del decreto. Nonostante ciò il più alto tribunale amministrativo francese deve ancora pronunciarsi esplicitamente sulla questione, per il momento ha solamente riconosciuto come valida la richiesta dell’associazione.

L’istanza contro il decreto

L’associazione ha depositato una istanza di provvedimento cautelare ritenendo che l’entrata in vigore del decreto, nei primi di ottobre, avrebbe messo in difficoltà le aziende del settore: troppo poco il tempo per riorganizzare e modificare la nomenclatura dei propri prodotti e troppo alto il rischio non solo di confondere i consumatori ma anche di perdere posizioni sul mercato. Infatti alimenti prodotti o commercializzati legalmente in “un altro Stato membro dell’Unione Europea o in Turchia” possono mantenere la loro nomenclatura sugli scaffali dei supermercati francesi anche se chiamati “salsiccia” e “spiedino”.
La Direzione Generale per la Concorrenza, i Consumatori e la Prevenzione delle Frodi (DGCCRF), dal canto suo ha contestato l’urgenza della sospensione ritenendo che la promulgazione della legge nel 2020 avesse lasciato ai produttori il tempo sufficiente per recepire nuovi provvedimenti prima del decreto attuativo del 29 Giugno.

L’avvocato dell’associazione Protéines France, Guillaume Hannotin dunque, si è detto lieto della decisione ma ha invitato i suoi colleghi a restare cauti nell’attesa della decisione del Consiglio di Stato: “Il Consiglio di Stato ha accolto la nostra istanza basata sulla difficoltà di allontanare dal punto di vista lessicale i prodotti vegetali da quelli a base di carne, ma dobbiamo ancora attendere”.
Inoltre l’avvocato ha contestato il fatto che alcuni nomi associati alla carne in origine non hanno alcun collegamento con l’alimento: un esempio è il termine “steak”, che in inglese significa “fetta”, o ancora “carpaccio”, che deriva dal pittore Vittore Carpaccio, veneziano e famoso per il colore rosso predominante nelle sue tele. “Come dovremmo chiamare i nostri alimenti che ricordano la pancetta allora, ‘piccoli bocconcini vegetali dal colore rosa’? Sarà difficile così” ha affermato Nicolas Schweitzer, fondatore della start-up francese di prodotti vegan La Vie, che ha sottolineato il paradosso di questo decreto a fronte dell’ambizione dichiarata del governo di favorire sempre più il settore delle proteine ​​vegetali.

In Francia l’unico caso in tutta l’UE

Le industrie delle proteine ​​vegetali sperano dunque che la Francia possa tornare sui suoi passi quanto prima, soprattutto a fronte del fatto che l’Unione Europea, che ha autorizzato questo tipo di denominazioni, ha persino espresso la sua disapprovazione per la scelta francese. La Francia infatti, con la pubblicazione del decreto a fine giugno, era diventata l’unico Paese dell’Unione Europea ad aver revocato la decisione presa dal Parlamento nel 2020.

Nell’ottobre di quell’anno, infatti, il Parlamento europeo aveva respinto un testo volto a vietare l’uso di termini associati ai prodotti di origine animale per quelli vegetali fatta eccezione per i nomi come “yogurt”, “crema” o “formaggio” applicati ai prodotti senza latte animale.

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