L’arte vegana fatta di sale di Pana: “La mia militanza si esprime attraverso il design”

Architetture di sale, materiali di riciclo, design sostenibile: Erez Nevi Pana è un artista vegano che ha fatto dell’eticità il marchio distintivo del suo lavoro

Si possono creare oggetti d’arte e di design senza sprecare risorse, nuocere all’ambiente, infierire sugli animali? Secondo il designer israeliano Erez Navi Pana, assolutamente sì. Vegano, classe 1983, Pana ha deciso di estendere i concetti di sostenibilità ed eticità anche e soprattutto al suo lavoro realizzando progetti di grande interesse artistico attraverso la sperimentazione con materiali naturali e che spesso diamo per scontati, come il sale.

Erez Navi Pana sul Mar Morto

“Sto cercando di sfidare l’industria e i materiali che noi designer usiamo comunemente attraverso il processo di design, che principalmente include tracce di animali. Materiali quali colla, malto, pigmenti, compensato o strumenti che usiamo come stampi di plastica, carta da levigatura e così via” ha spiegato l’artista.

“Vegan Design – Or the Art of Reduction”

E’ questo il titolo della mostra da non perdere di Erez Navi Pana, al Salone del Mobile di Milano che si terrà quest’anno dal 17 al 22 aprile. Una mostra che ha un obiettivo fondamentale: dimostrare che non solo è possibile progettare senza usare materiali di derivazione animale (una sofferenza ancor più inutile e ingiustificata quando legata al settore del lusso, della moda, del superfluo) o ricorrere a processi non sostenibili, ma che i risultati sono stupefacenti.

Dalla collezione “Salt”

Dal sale ad un materiale perfetto

Erez si serve di tantissimi materiali di riciclo, di scarto (come i residui di produzione delle tende Ikea), frutto del commercio equo e solidale o totalmente naturali, ma l’elemento più importante della sua ricerca è certamente il sale; un materiale che ritiene “decaduto”, banalizzato, sottovalutato al giorno d’oggi.

La passione di Erez per il sale ebbe inizio durante una visita al Mar Morto dove gli apparve una gigantesca montagna di sale abbandonata nel deserto: “Sono diventato consapevole del fatto che l’oro bianco aveva perso il suo valore” racconta. “Oltre a questa montagna di sale, ogni anno, 20 milioni di tonnellate di sale riaffiorano alla base del quinto stagno del Mar Morto, che è una grande quantità di materiale libero che aspetta di diventare qualcosa“.

Da questo episodio è partita una ricerca intensa e appassionata. Servendosi di una particolare tecnica da lui brevettata che consiste nello sciogliere e cristallizzare i granelli di sale, è possibile dare vita a un materiale durissimo e resistente come il marmo, idoneo anche per realizzare piastrelle e blocchi adatti all’architettura locale della zona del Mar Morto. Non solo, uno degli ultimi progetti di Pana riguarda la possibilità di cristallizzare la facciata in metallo di un edificio progettato dal grande architetto canadese Frank Gehry nel sud della Francia: “Ho pensato che se un grande architetto come Gehry potesse usare il sale nel suo lavoro, quest’idea potrebbe davvero scatenare molte menti creative nell’esplorazione e nella discussione sulle opportunità legate all’Architettura di Sale“.

Un progetto davvero ambizioso che si spera non finisca qui: “In un futuro prossimo riesco ad immaginare città di sale in cui si è circondati da strutture bianche e lucide”.

Il designer ecologico: ma l’etica?

In un’intervista su Domus Pana ha spiegato come il suo essere vegano e il suo stile di vita cruelty free si sia pian piano esteso non solo al cibo e all’abbigliamento, ma a tutti gli aspetti della sua vita, compreso il design: “Considero il veganismo un passo verso un futuro più armonioso ed equilibrato. La mia militanza vegana si esprime attraverso il design e l’impostazione accademica. In qualche modo è meno intimidatorio e si adatta meglio alla mia personalità. Cambiando i materiali che uso nel processo progettuale ottengo un’espressione più adeguata dei miei valori morali” continua Pana.

“Leggo continuamente di design verde, o ecologico – spiega l’artista – ma se quei designer creano progetti più sostenibili e contemporaneamente acquistano al supermercato carni animali ben confezionate (un’altra forma di design) allora automaticamente la sostenibilità sfuma. Non è un segreto che l’industria della carne e del latte abbiani un’incidenza profondamente dannosa sull’ambiente e sul clima”.

 

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