Ecco perché mangiamo carne. Le risposte di Zaraska e Joy

Due opere e un solo filo comune: perché mangiamo carne? La giornalista Zaraska con “Meathooked” e Melanie Joy provano a dare delle risposte

 

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Trattati un po’ come hippy, hipster o etichettati come individui strani che non hanno nulla di meglio a cui pensare. Sono i vegetariani e i vegani, sempre nell’occhio del ciclone. Ci siamo mai fermati un attimo a chiederci, però, perché la maggior parte della gente mangia carne, a ribaltare per una volta la questione? Ha provato a farlo Marta Zaraska, giornalista scientifica, nel suo nuovo libro “Meathooked: The History and Science of Our 2.5 Million Year Obsession with Meat“. La giornalista ha rilasciato un’interessante intervista al The Globe and Mail, autorevole quotidiano canadese, per promuovere la pubblicazione e illustrare i motivi che spingono i più a non privarsi della carne.

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Dai geni che renderebbero determinate persone maggiormente predisposte al consumo di carne, alla necessità di proteine, passando per l’industria che alimenta se stessa con spot pubblicitari, ricerca sponsor e appalti per studi scientifici accolti dai giornalisti come dogmi irrinunciabili, i temi toccati sono molti. Si parla anche di consuetudine: abbiamo sempre mangiato carne, perché dovremmo rinunciarvi? Lo status quo ci rassicura. Entrando nell’ambito sociale, non è difficile associare il mangiare carne alla mascolinità, al potere e alla ricchezza. Il maschio mangia carne, i vegetali richiamano un universo fragile più prettamente femminile: è il sentire comune.

Le stesse tematiche sono analizzate in maniera altrettanto approfondita in uno dei capisaldi del vegetarismo, “Perché amiamo i cani, mangiamo i maiali e indossiamo le mucche” di Melanie Joy. Insegnante di psicologia e sociologia all’università del Massachusetts, tratta spesso di come gli animali vengano inquadrati dalla società. Introduce il concetto rivoluzionario di “carnismo” dopo aver smantellato alcuni luoghi comuni su come, ad esempio, gli esseri umani etichettano i cani e maiali. Affettuosi, simpatici, intelligenti i primi, sporchi, brutti e sudati i secondi. Queste idee derivano da conoscenza diretta? La risposta è no, queste idee arrivano da una rappresentazione culturale: libri, notizie, televisione, educazione. Ed è la stessa rappresentazione nei media degli animali a giustificare e diffondere, secondo la Joy, un’ideologia radicata ma invisibile come quella del carnismo.

Perché al vegetariano si associa sempre un universo fatto di valori non convenzionali e di una visione filosofica tout court, mentre il mangiatore di carne è solo colui che mangia carne? Perché non associare dei valori anche a chi mangia carne? Perché se non chiamiamo qualcosa con un nome, come fa la Joy coniando il termine carnismo, questo sistema di credenze non esiste, se non esiste non possiamo parlarne, se non possiamo parlarne non possiamo metterlo in discussione.

L’autrice parla quindi di un‘ideologia violenta perché basata sulla macellazione: non ci sono altre strade e sono gli stessi carnivori ad esserne consapevoli, perché la maggior parte non ha e non vorrebbe assistere a un solo momento del processo produttivo di carne. Chi lo fa, generalmente ne resta turbato. I media, come si diceva sopra, giustificano tutto il sistema con le cosiddette “tre N“: normale, naturale, necessario. La Joy si sofferma su ognuno di questi aspetti richiamando atroci sfruttamenti del passato (dalla schiavitù all’Olocausto, sempre definiti naturali e doverosi), parlando dei creatori e ambasciatori dei miti che sono coloro che recepiscono e portano avanti senza sosta il maggioritario sentire comune, parlando di obbedienza all’autorità che annulla totalmente la coscienza (richiamando un po’ il concetto di “banalità del male” della Arendt a proposito dei massacri nazisti). Legittimazione garantita dal sistema giuridico e dai mezzi di comunicazione, omissione, consuetudine e una pretesa libera volontà annullata dal sistema stesso in cui siamo incastrati: Melanie Joy ci guida passo passo in un percorso lungo, analitico e socialmente rilevante, da leggere tutto d’un fiato, toccando temi su cui non si riflette mai abbastanza, forse. O forse si reprime tutto annullando la coscienza.

 

Marta Zaraska
Meathooked: The History and Science of Our 2.5-Million-Year Obsession with Meat
Basic Books

 

Yuri Benaglio

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