Dati Eurispes 2024: aumentano i vegetariani, stabili i vegani ma attenzione al “cherry picking”

I dati del nuovo Rapporto Italia raccontano di un incremento interessante nella popolazione vegetariana e di una stabilità sul fronte vegan ma con una “battaglia” in corso su pregiudizi e vegefobia

Il nuovo Rapporto Italia, presentato pochi giorni fa a Roma da Eurispes, fotografa un paese che vede aumentare – anche se con estrema lentezza – il numero di chi sceglie di mangiare vegetariano e vegano. Come sempre il questionario è stato sottoposto ad un campione rappresentativo della popolazione di 2009 persone.

Ma leggiamo i dati presentati: “A dichiarare di essere vegetariani è il 7,2%, seguiti dal 2,3% di chi si dichiara vegano. Il 5% dichiara di essere stato vegetariano in precedenza. Il trend di coloro che si dichiarano vegetariani è in crescita rispetto allo scorso anno (+3%), invertendo il trend negativo iniziato nel 2021 e segnando il valore più alto rilevato nei dieci anni considerati. Coloro che si dichiarano vegani sono invece stabili rispetto al 2023: sembra quasi che si possa iniziare a considerate il valore percentuale di poco meno del 2,5% come un valore consolidato nella popolazione, se si esclude il calo del 2022″.

I vegani sono stabili ma sul lungo periodo, crescono

L’altro dato sottolineato dall’istituto di ricerca è che nel segmento decennale fra il 2014 e il 2024 la popolazione vegana è quadruplicata, ma quello che va valutato è anche il dato “in negativo” ossia che nel 2024 “la maggioranza del campione interpellato nell’indagine dichiara di essere sempre stato onnivoro (85,5%)“. Una crescita quindi su un periodo piuttosto lungo quella vegan nonostante la sempre maggiore presenza di informazione (soprattutto indipendente) presente sul tema e sulle dichiarazioni sempre più chiare sulla correlazione fra crisi climatica e stili alimentari globali.

Come si sente chi è “veg”?

Il campione di popolazione che ha dichiarato di essere vegetariano o vegano ha spiegato anche come si sente dopo aver consolidato la propria scelta. “L’86,4% del campione, che si è dichiarato vegetariano/vegano, afferma di sentirsi meglio fisicamente e il 73,3% di mantenere con più facilità il peso forma. Anche la creatività in cucina sembra beneficiarne secondo il 66,5% degli intervistati. Unico svantaggio i sapori dell’alimentazione tradizionale: li rimpiange il 39,8%”.

Molto interessante il quesito e le relative risposte sui rapporti fra le due “parti” ossia vegetariani e vegani da una parte e onnivori dall’altra. “Solo il 23,6% non ha mai notato un atteggiamento negativo e intollerante nei suoi confronti, mentre ben il 76,4% riporta episodi di questo tipo, anche se con diversa frequenza”. Insomma la questione vegefobica, ossia di quell’atteggiamento che vede una contrarietà pregiudiziale rispetto all’alimentazione vegetariana e vegana (soprattutto su quest’ultima) non sembra essere minimamente accantonata. Altro dato è che il 63,8% di vegetariani e vegani dice di essere stato infastidito dalla presenza di chi mangia carne o pesce “qualche volta”, “spesso” o “sempre”.

La questione dei dati e dell’onestà

Come mezzo di informazione che dal 2013 si occupa di cultura e cucina vegana in Italia, sosteniamo sia sempre necessario leggere e comunicare i dati con onestà. Leggere a grandi lettere che “i vegani sono quadruplicati” significa fare un’operazione di “cherry picking” piuttosto forte ossia, in termini giornalistici (ma mutuati dal mondo dell’economia), selezionare le informazioni in base alle nostre convinzioni. Si tratta di una fallacia logica in cui si cade spesso.

Ma riteniamo sia davvero importantissimo quando si rappresenta l’informazione di una nicchia così piccola e spesso attaccata su più fronti, cercare di mantenere sempre l’obiettività, non solo nella valutazione dei dati ma anche nella loro comunicazione per evitare che questo atteggiamento si ritorca contro le giuste e obiettive istanze presentate da decenni dal movimento vegano.

È un dato importante che la popolazione vegana non sia diminuita rispetto allo scorso anni, certo, ed è interessante che in 10 anni sia quadruplicata ma senza un contesto (ossia il lasso di tempo, 10 anni di informazione anche tv, di social, di possibilità costante di ottenere informazione, maggiore possibilità di accesso a prodotti alternativi alle proteine animali sia nei negozi che nella ristorazione,  etc.) questo dato rischia solo di cercare del sensazionalismo completamente inutile che rischia di creare una bolla che ci fa credere che il mondo (o l’Italia) si stia “veganizzando”. I dati ci dicono che non è così e che quello che i vegani, da un punto di vista etico, portano avanti, è un messaggio difficilissimo da far attecchire nonostante tutto.

I dati sono certamente positivi e questo è un fatto: quasi 1 italiano su 10 non mangia più carne, ma il lavoro da fare sul resto è gigantesco e non dobbiamo mai dimenticarlo proprio per fare in modo che il messaggio da parte “nostra” sia credibile, forte, onesto e sempre inattaccabile da chi ha il monopolio assoluto dell’informazione e dell’industria alimentare.

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